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ninna per Let's talk about
May
30 Fri
2008
Ieri ho comprato un camicia.
Fine del post.
Ma sì, ma sì, stavo scherzando.
Ecco il resto (che ora per partito preso non leggerete).
Dovete sapere che continuo a togliere vestiti dal mio armadio. Credo sia la prima volta in vita mia in cui tutto quello che ho o mi sta bene o mi sta grande.
E così, per due camicie che sposto nel sacco, ne compro almeno un’altra, giusto per non correre il rischio di non sapere come cavolo presentarmi in ufficio.
Insomma, dicevo: ho comprato sta benedetta camicia.
Prendo la solita taglia (quella di questi ultimi mesi), entro nel camerino, mi guardo allo specchio e noto l’effetto “sacco di patate”. Troppo larga.
Esco da lì, poso quella e senza provarla prendo la stessa camicia di una taglia più piccola.
Ora, a parte il fatto che non si comprano i vestiti senza provarli, la camicia mi sta bene. La taglia va benissimo.
A quanto pare però non prevede che la persona che la indossi possa avere più di una terza di seno.
Il primo bottone infatti tira un po’ (non ha bottoni fino al collo, iniziano dal décolleté in giù) e la cosa mi fa ridere.
Ho sempre pensato che il “problema” del doversi vestire fosse legato alla taglia: cresce con l’aumentare del numero sull’etichetta.
E’ bruttissimo a dirsi, ma più grande è la taglia e meno possibilità si hanno di uscire con il sorriso da un negozio di abbigliamento. Chi afferma il contrario è un ipocrita.
Ora però sto scoprendo che anche una taglia decisamente più piccola e molto, ma veramente molto più commercializzata, non è fatta per tutti.
Il modello rimane praticamente sempre quello della donna filiforme in stile asse da stiro e mentre rido mi domando se chi fa vestiti abbia mai considerato che anche le ragazze magre non sono necessariamente tutte delle tavole da surf.
Ecco, se tra di voi qualcuno fa vestiti e sta leggendo questo post colgo l’occasione per dirgli che sarebbe ora di iniziare a pensarci, grazie.
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ninna per Let's talk about
May
29 Thu
2008
Ci sono cose che proprio non capisco:
- il segnarigo (e non il segnalibro, sia chiaro) dei libri che vedo in metro in mano alla gente. Comprendo il non voler perdere il segno, ma non ricordarsi nemmeno le ultime parole lette qualche ora prima è grave, gravissimo.
- il sito di trenitalia che pensa che consultare l’orario di un treno equivalga a prenotarlo. Ieri avrò prenotato involontariamente 11 treni bloccando così 11 sedili diversi per almeno 24 ore. Loro sì che sono furbi.
- il disco automatico di radiotaxi 6969. Quelle poche volte che li chiamo non riesco mai ad interpretare il nome del taxi che mi danno. Sento solo un “Arriva chchchch 77 in 4 minuti. Per accettare premere il tasto 1 entro 3 secondi (altrimenti la cornetta del telefono esploderà tra le vostre dita)”.
- il sistema di prenotazione degli alberghi. Li chiami e ti dicono “Guardi, ho una bellissima stanza per lei a 90 euro. Mi mandi una mail con i suoi dati per confermare.” Tu dopo pochi minuti gliela invii esordendo con il classico “Come da accordi telefonici bla bla bla” e loro ti rispondono che la tua stanza ora di euro ne vale 100.
Ah, l’inflazione!
Addendum: ah, ieri ho scritto un segreto.
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ninna per Reflecting
May
28 Wed
2008
Cerco neuroni nella nebbia del sonno mattutino.
Parlo di niente, di tutto, di sensazioni e di ricordi.
Penso agli amici lontani, ai conoscenti vicini.
Non prendo in considerazione dei valori sbagliati che portano con loro problemi sempre più gravi.
Faccio spazio nella testa ad una speranza. La prego di portar via lacrime che trattengo da giorni.
Sorrido per la leggerezza che mi viene regalata da qualcuno che conosco appena.
Respiro con calma che devo ancora svegliarmi. Devo ancora capire.
Ma non voglio. Non ora, non oggi.
Scelgo di fermarmi a ieri sera, alle risate di persone splendide e all’affetto di chi mi ama.
Il resto non conta fino a quando non diventerà reale.
Addendum: se volete leggere qualcosa di meno deprimente oggi ho scritto anche qui.
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ninna per Work or whatever
May
27 Tue
2008
Venerdì un dirigente della società in cui lavoro mi chiama e mi fa “Rossella, vieni nel mio ufficio che dobbiamo parlare”.
Io ho pensato “Eccallà (testuali parole, ehm, pensieri), avrò combinato un guaio non ancora classificato come tale dai miei due neuroni”.
Entro un po’ perplessa nella sua stanza anche se lo trovo tutto sorridente (non si sa mai).
Con poche parole mi spiega la sua idea: tu hai una formazione scientifica in campo biologico, noi investiamo in progetti di ricerca bio-medici quindi tu ci aiuti a selezionare le proposte. Tu verifichi l’aspetto tecnico, al lato finanziario ci pensiamo noi (ambè, perchè io di finanza ancora non capisco nulla).
Alla fine del breve discorso stavo per saltellare di contentezza nel suo ufficio (ma ho evitato visto che non sarebbe stato professionale).
E così ieri pomeriggio sono stata “assunta” (è stata la battuta che mi ha fatto il dirigente). Per lavoro mi ritroverò a leggere e a valutare esperimenti e ricerche riguardanti cose che ho studiato per anni.
Certo, per ora è un “vediamo che succede” visto che tutto deve essere rodato.
Per di più il mio capo ha dato l’ok solo premettendo che questa consulenza non deve togliere tempo al lavoro che già svolgo (prossimamente farò anche il giocoliere nei corridoi della società, basta sapersi organizzare, no?).
Devo dire, però, che il fatto che abbiano pensato a me per questa cosa mi riempie di gioia.
E’ come se avessi ancora tante carte da giocare. Ho iniziato da poco eppure ho già una possibilità diversa da quella che mi sono trovata alla fine della scorsa estate.
Posso ancora dire “non so cosa farò da grande, tanto può succedere di tutto” e mi sorprendo di quanto possa farmi sentire bene.
Addendum: sì, stasera torno da lui per l’ultima puntata di MacchiaFactor (ho imparato anche il titolo della trasmissione che fin’ora avevo ignorato. Ci vuole pazienza). Se vi va cliccate su questo strano link http://radionation.it:8080/listen.pls verso le 21-21,30 altrimenti non lo fate e amen (nel secondo caso vi aspetta una pena di tre ore di ceci sotto le ginocchia, ecco. No, non ve li potete nemmeno mangiare).
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ninna per Let's talk about
May
26 Mon
2008
Cosa ricordo della mia prima esperienza al ristorante giapponese?
La ciotola piena di ramen (visto che non mangio pesce) di cui mi sono innamorata alla prima forchettat’…no, un attimo. Come si chiama il boccone fatto con le bacchette? Bacchettata?
Vabbeh, lasciamo stare.
Ricordo anche il gabinetto.
Sì, esatto. Il gabinetto.
Aveva una pulsantiera di lato e senza nemmeno pensarci ho iniziato a premere ogni singolo tasto.
Il risultato?
E’ partito un getto d’acqua da una specie di tubicino semovente.
Io mi sono scansata per la sorpresa e ho allagato il bagno.
In pratica sembrava una fontanella che partiva dal bordo del water.
Ho riso per venti minuti.
Ah, ovviamente il gabinetto era dotato anche di phon per le parti intime, non aggiungo altro.
Addendum: la GGD di venerdì è stata semplicemente fantastica (ho caricato un paio di foto sul flickr).
Con queste poche righe vorrei fare i miei più sinceri complimenti alle ragazze che l’hanno organizzata.
Non deve essere facile trovare il posto, gli sponsor e gestire 150 persone.
Un grazie a tutte loro per avermi regalato una serata che ancora adesso mi fa sorridere.
Ovviamente c’era posto a sedere per tutti tra divani, pouf e cuscini solo che io preferivo sempre quegli enormi tavolini etnici.

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ninna per Let's talk about
May
23 Fri
2008
- La pianta di basilico è morta. Non c’è stato verso di salvarla.
Le ho parlato, l’ho annaffiata, l’ho spostata in un posto migliore ma non è servito a un tubo (chissà perchè si dice così).
Non ho fatto nemmeno in tempo a deprimermi per lei che è morta anche la piantina piena di fiori che mi aveva regalato una collega per il compleanno.
Non c’è niente da fare, il mio pollice non diventerà mai verde.
- Non capisco perchè le fragole in frigorifero non possano resistere più di tre giorni senza mettersi a produrre colonie filamentose. E’ che mi ricordo della loro esistenza sempre intorno al quarto giorno.
Non vale, ecco.
- Perché quando dici ad un uomo “mi massaggeresti qui, dietro al collo” lui inizia a sfilarti i pantaloni?
A me il collo dava fastidio sul serio.
- Stasera me ne vado alla seconda GGD di quest’anno. Dopo l’esperienza dell’altra volta la dolce metà si è proposta come mio cavaliere. Sono stata clemente e ho accettato la sua candidatura al posto delle altre cinque.
No, non sono cattiva. E’ che dice sempre “ma no, a me queste cose proprio non interessano” e poi si diverte più di me.
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ninna per Reflecting
May
22 Thu
2008
Mi sono svegliata con gli occhi gonfi e ancora umidi.
Sul viso si notavano appena le piccole strie che le lacrime lasciano quando non vengono asciugate.
Credo di aver pianto mentre dormivo.
Non so se sia una cosa possibile ma la sensazione che ho addosso mi fa pensare che potrebbe esserlo.
Che poi non importa, tanto quel che sento da quando sono sveglia non cambia.
Mi chiedo solo quale fantasma stanotte mi abbia fatto questo.
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ninna per Stories
May
21 Wed
2008
L’atmosfera di un vagone della metro può decidere l’umore di un’intera giornata, specie se non si è schiacchiati come delle sardine in scatola.
Stamattina si stava comodi, nessun gomito nel fianco, nessuna spinta, nessun odore particolare.
Nonostante le cuffie dell’iPod (che continua a leggermi nel pensiero, è incredibile) sentivo un fortissimo stridio ogni volta che la metro ripartiva. La cosa faceva venire delle facce assurde a tutti i passeggeri, me compresa.
E così io e la ragazza seduta davanti a me ci siamo messe a ridere per le nostre buffe espressioni.
Una risata spontanea, complice, nonostante fossimo delle sconosciute che non si vedranno mai più.
Una volta arrivata in Duomo, dove scendono praticamente tutti, mi sono spostata verso la porta più vicina visto che la fermata dopo sarebbe stata la mia.
A fianco a me un’altra ragazza totalmente rapita dal libro che stava leggendo.
Testa bassa, espressione tipica di chi vuole scoprire cosa succederà dopo. Per poco non si è scordata di scendere.
Ho guardato per un attimo il libro e ho visto che si trattava della prima trilogia di una delle amiche più care che ho.
Ho sorriso, cantando a bassa voce, fino in ufficio.
E’ quasi strano pensare che basti l’atmostera di un vagone per capire che sarà una bella giornata.
Addendum: ringrazio ancora (sì, lo so, sono ripetitiva) Gianluca e Ilaria per la loro splendida ospitalità e per la cena indiana.
Ringrazio Claudio per il passaggio e per la piacevole conversazione.
E poi ieri sera, oltre a riscoprire perché di solito non guardo certe trasmissioni in tv, ho potuto constatare di avere in comune almeno due cose con Bordone: il dyson e il pianoforte. E son cose.
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ninna per More than words
May
20 Tue
2008


Quel che resta di una giornata particolare.
Anzi, quel che resta di una giornata unica nel suo genere.
Addendum: c’è una nuova foto sul flickr.
Ah, dimenticavo.
Stasera pare che io torni da Neri, quindi se volete ascoltarmi in radio cliccate qui verso le 21 e qualcosa (non ho capito ancora a che ora inizi): http://radionation.it:8080/listen.pls
Se invece volete vedere la trasmissione basta andare sul sito di Macchianera (già ve l’ho linkato, eh?). Durante il programma compare quel che si vede dalla webcam in alto a destra (ammesso che io ricordi bene).
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ninna per Let's talk about
May
19 Mon
2008
Sono a letto che bevo un cappuccino gelido.
Me l’ha preparato due ore fa la dolce metà prima di uscire.
Ma perché ho aspettato tanto per berlo?
Perché sono riuscita ad alzarmi solo ora.
Non che non mi sia già alzata stamattina.
Infatti mi sono svegliata alle 6 e mezza, mi sono fatta una doccia e mi sono vestita. Dovevo solo finire di asciugarmi i capelli solo che prima di farlo ho messo la bimba sul fasciatoio per prepararla per andare al nido.
Poi non so cosa sia successo.
So solo che mentre le chiudevo i bottoni della giacchetta mi sono sentita svenire.
Lo stomaco sembrava pulsare più del cuore. Avevo la tachicardia e la testa era come se non ci fosse.
Ho avuto paura di cadere a terra mentre lei era ancora seduta sul fasciatoio.
Come avrebbe fatto a scendere di lì senza di me senza farsi male? Non ci voglio nemmeno pensare, la cosa mi terrorizza.
L’ho tirata giù il più velocemente possibile e sono corsa a letto.
Ho chiamato la dolce metà prima che salisse sul treno e non mi sono più mossa.
La bimba è venuta davanti al letto a parlarmi e a dirmi “andiamo mamma?” ma la testa continuava a non esserci.
Ricordo di essere svenuta una volta soltanto in vita mia ma avevo appena donato il sangue e in quel caso il motivo mi sembrò più che evidente.
Perché stamattina dal nulla mi è successa una cosa del genere?
Ormai è chiaro che io sia debilitata dai ritmi che ho. Da quando lavoro sono ancora più cagionevole del solito, ma tanto non sono ma stata un leone per quel che riguarda la salute. Insomma, ci si fa il callo.
Ma un mancamento improvviso come questo mi mancava.
A voi è mai successo?
Ditemi che può capitare, che è normale e che prima o poi succede a tutti.
Su, forza, ditemelo, che ne ho bisogno.