July, 2008

Just out of order

“Si avvisano i signori viaggiatori che a causa di problemi causati dal maltempo la circolazione tra Casalpusterlengo e Tavazzano è…è…è…ehm, come dire…sospesa”
Stazione di Codogno, ore 07:44

Ora voglio le prove di come un temporale (anche se molto forte) sia riuscito ad interrompere un’intera linea ferroviaria. Voglio almeno un binario divelto. Mi spetta di diritto.

To kill

A volte vorrei uccidere.
No, non parlo dell’uccidere qualcuno, ma del poter uccidere un sentimento come se avesse delle sembianze umane.
Vorrei poterlo afferrare con le mani, sentirlo tra le dita e stringere ancora e ancora, sempre di più, fino a soffocarlo.
Vorrei sentirlo esalare l’ultimo respiro sulla mia pelle, proprio qui, vicino ai polsi.
Vorrei fissarlo negli occhi per un istante e fargli capire che non sono più la sua vittima e che le parti si sono finalmente invertite.
Dio, come sarebbe liberatorio.

Addendum: adoro questa foto che Gianluca mi ha fatto insieme a mia figlia. Finalmente siamo in una posa decente nella stessa inquadratura.

I’m a mess

A volte provo a spiegare a me stessa il perché della mia totale incapacità di inseguire ciò che voglio di più.
L’oggetto del mio desiderio è così mutevole da spiazzarmi di continuo.
Penso che non sia umano avere milioni di obiettivi diversi che poco c’entrano gli uni con gli altri.
E’ che in fondo il mio problema é sempre lo stesso: non posso smettere di desiderare. E’ impossibile.

Kinder

(Attenzione: post ad alto contenuto di link.)

Le mie pillole di Kinder:
- mia figlia che ride di cuore insieme agli altri bambini della colonia
- la dolce metà che usa come scusa la scottatura che mi son fatta sotto il collo per spalmarmi ovunque il doposole (ma non era solo il collo?)
- mangiare polenta all’ombra di un rifugio senza nemmeno chiedermi a che ora riapra la seggiovia
- guardare Luca contento come un bambino nel mettere la musica in un locale nonostante le nostre rimostranze visto che non ne azzeccava una (no, qualcuna l’ha indovinata, ma non lo saprà mai)
- inventare con Laura le coreografie più brevi della storia del ballo
- vedere il gruppo dei “figli dei camperisti” corrermi (in)contro perché sono quella che li fa giocare (ma soprattutto sono quella che si lascia picchiare)
- il piccolo mazzo di margherite che mia figlia ha colto per me nel prato di Sant’Anna
- le salsicce in umido che credo di avere ancora sullo stomaco
- la grolla da dividere in quattro con Diego, Alfredo e Antonio che bevono alquanto perplessi
- il punch al rum
- Gressoney che sembra finta per quant’è bella
- il gestore dell’albergo che ci guarda male se ci presentiamo a cena oltre le 19,30 (ah, le strane abitudini montane!)
- la valigia-appartamento di Vittorio, il nostro vicino di mansarda (potevo entrarci anche io in quel mobile su rotelle)
- Alessandro che mi fa le boccacce e che riesce a tumblare (si scrive così?) anche dai luoghi più remoti
- scoprire che Stefano è il ballerino preferito di sempre
- Morgan che continua a suonare un pianoforte a coda sotto la pioggia
- invadere l’altro campo durante le partite di tennis con la wii
- Filippo che regala a mia figlia una bacchetta dalla punta magnetica (a proposito, che ci devo fare?)
- Massimo che si aggira armato di smartphone fotografando tutti di nascosto
- la canzoncina di Groundhog Day che ti si infila tra i neuroni e non se ne va più
- Antonio che ruba la crema idratante di mia figlia per mandar via quel rosso peperone che gli è venuto in viso (n’è vero, gliel’ho data io)
- pogare con Amedeo che non ho mai incontrato prima d’ora anche se per anni siamo stati nello stesso edificio all’università
- l’iPod shuffle viola che mi hanno regalato e che confonderò con quello della dolce metà visto che l’ha voluto viola pure lui (ma si può dico io?)
Ci sarebbero ancora infinite pillole, come il sorriso di Gianluca che mi rassicura in un attimo (non so perché ma a me fa quest’effetto) o come la breve visita al museo delle corna (parlo di corna animali, quelle che in genere si trovano sulla testa di alcuni quadrupedi, mica di altre, sia chiaro), ma le tengo qui, in uno degli angoli del mio cervello che si rifiuta di pensare che domani mattina tornerò alla routine “treno-ritardo-metro-montenapoleone-metro-ritardo-treno”.
Vorrei ringraziare tutte le persone che hanno organizzato Kinder (nessuna esclusa) e che mi hanno fatto passare questi quattro giorni splendidi che spero possano ripetersi il prossimo anno.
Lo so, ce ne vuole, ma non è colpa mia se con la testa sono sempre in vacanza, ecco.

Addendum: c’è qualche foto di Kinder sul flickr.

Leave a message, I’ll be back (maybe)

La tenutaria di questo blog sta per uscire di casa per andare a lavoro.
La cosa positiva è che oggi ci rimarrà solo mezza giornata.
Dopo, a quanto pare, fuggirà armata di metà e di figlia verso Gressoney.
Dicono che Kinder inizi oggi e che finisca domenica.
Nel caso lasciate un messaggio dopo il segnale acustico.

Bip.

Eh? Non vi va bene il segnale acustico?
Ma che scassamar’, ehm, rompiscatole che siete!
Ok, allora sceglietevelo da soli, anche se, fidatevi, il bip non era poi così male.

A kiss may be grand but

A volte il regalo non è nella rosa bianca che trovi ad aspettarti a casa o nella collana che indossi quasi ogni giorno.
A volte il regalo più grande lo trovi in una piccola scatola nera.
E’ nel suo impegno nel farti felice.
E’ nel suo modo di non smettere mai di farti stare bene.

Confusion

Quando conobbi Confuso anni e anni fa (n’è vero, mi sopporta dall’estate scorsa) mi disse:

- Dai, la vuoi una maglietta? Il ricavato va in beneficenza.
e io:
- Sì, dai, perché no?
- Che taglia?
- Ma, boh, fai una M.
- Ok, dai. Te la faccio mandare a casa.

Della maglietta non ebbi più notizie fino a quando durante un aperitivo non la vidi comparire tra le sue mani.

- E’ arrivata! Solo che mi son sbagliato e l’ho fatta recapitare a me.
- Ma è una XL!
- Ops! Vabbeh, dai. Te la metti, ci dormi una notte e poi me la ridai. La tengo io come ricordo.
- …
- Sto scherzando.
- Ah, ecco.
- Però la foto te la fai, vero?
- Sì, promesso.

Sono passati solo quattro-cinque mesi (lo so, ma c’ho un mare di cose da fare anche se non sembra) ma la promessa l’ho mantenuta.
Quindi se volete una sua maglietta (non quelle del suo armadio, eh?) scrivetegli pure, solo assicuratevi del fatto che non sia lui a portarvela, chè non scherza mica: è confuso davvero.

A red dress

Quando ti svegli e decidi di indossare un vestito rosso, un paio di scarpe aperte con i tacchi e un fiore, che pensi sia in sintonia con il tuo umore, allora puoi stare sicura del fatto che sarà una giornata grigia e pioviginosa.
In fondo devi solo ricordarti che la sfiga ci vede sempre benissimo, sempre.

Addendum: oggi spreco fiumi di parole (è ironico).

It’s not meant for you

Te l’avevo detto Rossella, ricordi?
Ricordi tutto quel bel discorso sull’essere indipendenti da tutto e da tutti?
Eppure mi sembrava di avertelo spiegato bene.
Devi smetterla di dare il tuo mondo in mano a qualcun altro. E’ tuo e tale deve rimanere.
E poi la vuoi finire di farti riempire il cuore dalla gente? Ma cos’hai? Due anni?
Piantala di regalare i tuoi sogni, le tue speranze e i tuoi sospiri.
Devi sempre avere il pieno controllo. Sempre.
La vuoi piantare di dare pezzi così profondi di te a qualcuno solo perché ti sembra splendido?
Le persone non sono affatto splendide. Le persone non sono affatto buone.
Ripeti: sono solo persone.
No, non ci siamo. Devi alzare la voce: sono solo persone.
Ma non vedi che da te prendono quello che gli serve al momento per poi lasciarti senza nulla?
Ma non vedi che non sei niente per loro?
Quante volte vorrai ancora fare lo stesso errore e ritrovarti senza pezzi di cuore, senza pezzi di testa, senza pezzi di te?
Devi solo smettere di amare incondizionatamente.
Non si ama nessuno.
Non si amano mariti e fidanzati e amanti.
Non si amano genitori e amici e anime affini.
Non si ama nessuno.
Nessuno.
Tutto chiaro?

It’s over

Continuo a non capire il gusto della gente nel fare cose illegali e stupide solo per dar fastidio a qualcuno.
Ho trovato un commento sul blog di una tizia che è venuta una settimana fa a litigare con me per una scommessa (che passatempi strani che ha la gente).
Dopo lo scambio di commenti qualcuna è andata da lei (ma potrebbe essere anche lei stessa) a scrivere questo:

Con WordPress è facile impadronirsi dell’immagine di qualcun altro: basta mettere un nome, una mail e un sito di riferimento.
Mettendo la mia mail esce fuori l’immagine che io personalmente ho registrato su Gravatar.com.
Insomma, potrebbe farlo chiunque.

Il problema è che questo chiunque è legato ad un IP che, con una segnalazione, porta direttamente a chi l’ha scritto.
Bene. Abbiamo superato il limite.
Ho già scritto una mail alla proprietaria del blog per chiederle il dato in questione.
Ho scritto anche un commento sotto quello nell’immagine specificando che non è stato scritto da me (peccato che non sia ancora comparso).
Ora le cose son due: o il commento in cui terzi usano la mia identità sparisce o mi arriva l’IP di chi l’ha scritto.
In caso contrario querelo sia chi l’ha scritto sia chi possiede il blog.

E’ ora di far capire alla gente che quando si gioca con le vite altrui si paga pegno.
E non mi facessero girare i coglioni che ho altre tre querele che aspettano solo un mio sì: una per un post in cui mi si offendeva, una per delle ricerche che vengono fatte sul mio blog da anni (in questo caso so anche nome e cognome di chi le fa. E pensare che si crede furba) e una per calunnia.
E’ ora di smetterla di essere buoni e di far capire a tutti come stanno le cose.

Addendum: il commento è stato cancellato (in questo momento è più o meno mezzogiorno e mezza).
La proprietaria non mi ha nemmeno avvisato della cosa. Ho dovuto controllare da sola (rispondere ad una mail costa troppo).
Vabbeh, è andata. Un minimo di onestà anche in chi viene a litigare a quanto pare esiste ancora.