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ninna per Let's talk about
August
29 Fri
2008
Di solito quando io parlo di blogosfera succede il finimondo, quindi metto le mani avanti, ma veramente avanti (in pratica arrivano fino al vostro monitor), dicendo che il post che state leggendo è ironico e che il termine ironico in genere sta per:
i|rò|ni|co
agg.
AU
1 di qcs., detto o fatto con ironia: frase ironica, complimento i. | che rivela ironia: sorriso, sguardo, tono i.
2 di qcn., che fa dell’ironia, che si esprime con ironia: quando parla è sempre molto i., persona ironica, scrittore i.
Ci siamo? Ottimo.
Quello che invece è più difficile spiegare è la quantità infinita di commenti e di polemiche che racimolo semplicemente dicendo un “non so se mi piaccia o meno questo servizio” o un “a me l’autostrada del sole sembra un luogo poco sicuro per via delle numerose teste di cappero che la frequentano”.
Sì, lo so, avrei potuto scrivere cazzo, ma dalla regia mi dicono che non si fa (ma che l’ho scritto comunque?).
Tutto questo per dirvi che sto seriamente pensando di cambiare mestiere: da lunedì mi candido come “fomentatrice di folle”.
Magari si guadagna bene, chissà.
Addendum: ho aggiunto un segreto. Come al solito, se volete la password dovete scrivermi.
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ninna per Stories
August
28 Thu
2008
C’è stato un momento stamattina in cui è successo qualcosa di inspiegabile.
Camminavo verso l’ufficio con le cuffie nelle orecchie mentre stava arrivando un crescendo che adoro.
Ho iniziato ad urlarlo silenziosamente.
Le labbra si muovevano appena, ma era come se stessi tirando fuori tutto il fiato che avevo in corpo.
Un brivido è arrivato improvvisamente per farmi tremare proprio sulla nota più alta.
In quel preciso istante, che di particolare non sembrava aver niente, mi sono sentita invulnerabile e potente e sicura come non mai.
Per un attimo soltanto sono stata quello che non riesco ad assere ed è stato semplicemente fantastico.
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ninna per Unconsciousness
August
27 Wed
2008
In questo momento sento tutto e niente.
Provo dolore e sorrido.
Il mio corpo urla mentre lentamente passo la mano sulla pelle per accarezzare i muscoli indolenziti.
E dentro, sì, proprio qui dentro, non saprei come dirvelo, c’è il caos più totale.
C’è il piacere che ancora mi stringe lo stomaco, c’è la tristezza che preme sulle mie tempie con due dita, come se volesse infilarmele nel cervello.
C’è la stanchezza e la voglia.
C’è la disillusione e la speranza.
Non ho idea di cosa siate voi ma io ora sono un dio e una nullità.
Posso distruggervi e farmi annientare, non importa.
E’ come se non esistessi affatto. Anzi, no. Forse è come se esistessi troppo.
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ninna per Reflecting
August
26 Tue
2008
Pochi giorni fa parlavo con un neo-papà di come il mondo guardi un genitore.
Le persone si aspettano un improvviso cambiamento come se una volta uscito il pargolo iniziasse una qualsivoglia metamorfosi.
Quello che il mondo non capisce è che non è così. Non si viene colti da un fulmine. Si prova gioia, euforia, ci si innamora in un solo istante, ma non viene magicamente premuto un pulsante che ci trasforma.
Più semplicemente si diventa genitori: si aggiunge quindi qualcosa, anzi, in questo caso qualcuno, alla propria vita.
Si impara, nel tempo, ad essere responsabili per propri figli e a prendersi cura di loro anche se questo non implica diventare più responsabili per se stessi. Non si diventa migliori. Si resta quel che si è.
Essere padre o madre è solo una caratteristica in più che può portare benefici o meno al proprio carattere ma che non può modificare il proprio essere.
Il mondo guarda i neo-genitori riempiendosi di “un padre non dovrebbe” e di “ma come può una madre” senza pensare che padri e madri in fondo sono le stesse persone di prima.
Mia figlia in questo momento è al nido che gioca con Eleonora o con Federico mentre io sono seduta alla mia scrivania in attesa che il bar qui sotto mi porti un cappuccino.
Non mi sento più saggia, più matura o più sicura, però mi sento madre.
Per lei farei qualsiasi cosa, qualsiasi, ma questo non mi impedisce di essere la stessa Rossella di sempre.
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ninna per Work or whatever
August
25 Mon
2008
Si dice che la voglia di tornare in ufficio sia inversamente proporzionale alla propria voglia di rimanere in ferie.
Più le vacanze sono belle, rilassanti, piacevoli e via dicendo e più si odia il momento in cui si dovrà timbrare il cartellino (che poi il mio non è un cartellino ma un badge che non può essere timbrato, al massimo fa “bip”. Bisognerebbe aggiornare il modo di dire).
Calcolando che ora sono seduta alla mia scrivania con un sorriso enorme vi lascio immaginare il grado di apprezzamento delle vacanze appena terminate.
Quasi quasi festeggio.
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ninna per Stories
August
22 Fri
2008
E’ successo che son passata a Ponte Milvio.
Me lo ricordo ancora, in piena notte, quando ero l’unica a passeggiarci sopra.
Magari non ero proprio la sola a frequentarlo ma non mi capitava spesso di incontrarci qualcuno alle quattro di un qualsiasi mattino di novembre.
E mi ricordo che cantavo, in mezzo al ponte. Cantavo guardando il Tevere e tutto il paesaggio attorno. Cantavo, perché tanto non c’era nessuno che potesse sentirmi scambiandomi per una matta.
Ma è successo che sono passata a Ponte Milvio e che l’ho visto pieno di grate con questa infinità di lucchetti incastrati in modi che la fisica nemmeno conosce.
Ho visto le scritte da diario del liceo che imbrattano le pietre antiche. Ho visto questi gruppi di sedicenni, di diciottenni, di ventenni che sembrano sentirsi i padroni di Roma.
Sono quei ragazzetti che ti guardano di sbieco, come se tu occupassi indegnamente il loro ponte. E guai anche solo ad accennare allo schifo che senti per la nuova moda di questi anni.
E’ stato in quel momento che ho pensato “Guardate che quando io venivo qui voi eravate ancora alle elementari, ma come osate? Come osate rovinare così il mio scenario?”.
Il pensiero però è stato interrotto bruscamente dalla consapevolezza che quel ponte, come tanti altri pezzi di Roma, è stato e sarà lo scenario di tanti e che ognuno lo ha vissuto e lo vivrà come meglio crede.
Ma, come ogni volta che incontro sedicenni, diciottenni e ventenni che sembrano aver capito già tutto dalla vita, mi è tornato in mente che “noi a sedici anni, a diciott’anni, a vent’anni eravamo molto meglio di così”.
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ninna per Let's talk about sex
August
21 Thu
2008
Il brutto è quando hai voglia e non puoi fare niente.
E’ quando te la senti addosso che ti stringe come fossero delle mani sulla tua pelle.
E’ quando vorresti sentire il suo corpo sul tuo ma ti ricordi che di là c’è tua madre che gira per casa e che c’è suo marito che gira per casa con lei e che c’è tua figlia che divide la stanza degli ospiti con te a mezzo metro da dove sei sdraiata.
Inizi a pensare di chiuderti in bagno con lui ma non potresti emettere un fiato che sia uno.
Inizi ad aspettare che escano tutti, ma chissà perché non succede mai.
Certo, poi inizi anche a delirare scrivendo “motel roma” nella barra di ricerca di Google.
Fortuna che domenica si torna a casa dove tutto è più semplice, ecco.
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ninna per Let's talk about
August
20 Wed
2008
E così durante una notte buia e tempestosa è crollato improvvisamente il server di BlogNation facendo sparire Macchianera.
Il buon Gianluca ha passato ore sveglio a recuperare dati scrivendo un post davvero molto bello.
Tutti i blogger ovviamente hanno letto il post in questione, me compresa, e in quel post sono stata colpita dalla seguente frase “Eravamo gente che scriveva dei cazzi propri come metafora per parlare del resto del mondo attorno” poiché in essa c’è parte dello spirito del mio blog.
E’ lo spirito che mi porta a considerare le classifiche come inutili fonti di discussioni e di ingiustificati egocentrismi.
E’ lo stesso spirito per il quale dico “No, grazie” quando mi scrivono che mi vogliono candidare tra le blogger più sexy.
E’ lo spirito che mi permette di continuare ad esprimermi come meglio credo fregandomene delle vostre stupide regole.
Questi sono cazzi miei e li uso per riflettere, per confrontarmi, per migliorare.
Sono sentimenti, passioni, storie o semplicemente istantanee leggere di una vita che non ha niente di straordinario rispetto alle altre.
E’ solo un pretesto, come dice Gianluca, per affacciarsi su una realtà che è un po’ di tutti. Quello che provo io non dovrebbe essere così diverso da quello che provano gi altri.
E’ un urlo, anche se silenzioso, che non vuole dire nient’altro che un “a me capita questo, per caso capita anche a voi?”.
Tutte le volte che ho voluto provare a cimentarmi con qualcosa di diverso da un semplice diario l’ho fatto altrove e non qui, proprio perché questo posto ha un unico argomento: me.
Qui ci sono io, c’è la mia vita e io e la mia vita siamo una realtà, che vi piaccia o meno.
Le regole di blog e blogosfera possono anche andare a farsi benedire.
Non me ne frega un’emerita ceppa.
E non esistono “perché”, “ma come ti passa per il cervello di parlare di questo?” o “ma è solo esibizionismo”.
Se proprio non vi piace cambiate canale, come si fa con i film.
Io continuerò a scrivere dei cazzi miei a modo mio, cosa che in fondo piace e che in fondo fa fermare qui chi passa, anche se solo per cinque secondi in più.
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ninna per More than words
August
19 Tue
2008
Per chi continua a chiedermi come sto, ecco la risposta. Sto così, da più o meno cinque giorni.

Interpretazione libera.
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ninna per Let's talk about
August
18 Mon
2008
Sono sul letto, quasi immobile, che non riesco a smettere di pensare a quanto io sia incazzata.
Sono incazzata perché Capracotta si è dimostrato uno dei posti più brutti in cui io sia mai finita.
Sono incazzata perché l’unico albergo di tutto quel pezzo di Molise ci ha dato una camera che ancora doveva essere finita. Era una cosa indegna e, fidatevi, io sono abituata a campeggiare in mezzo al bosco senza luce, senza bagno e senza nessuna comodità, ma in quel caso lo faccio per mia scelta e non per scelta di un albergatore che pensa di poter fregare i suoi clienti.
Sono incazzata perché sono dovuta rimanere in giro due ore in più dopo essere arrivata a Roma perché non ho ancora le nuove chiavi di casa mia in quanto mia madre, dopo aver sostituito la porta blindata, non mi ha ancora dato la mia dannatissima copia.
E prima non c’è stato tempo per fare altri duplicati e poi le è passato di mente.
Ok, capita. Ma ora? Ste chiavi ndo stanno?
Sono venuta a Roma e sono andata poi a Capracotta con in mente il seguente pensiero “Vabbeh, i miei in fondo non vedono mai la loro nipotina”.
Sto sacrificando le mie due settimane di libertà imprigionandomi ancor più di prima e la cosa mi sta facendo salire una rabbia spropositata.
Ma c’è sempre da imparare, no?
Sto imparando che le mie vacanze saranno soltanto mie da ora in poi e che non le sacrificherò per niente e nessuno.
In fondo i miei amici riesco sempre a vederli in un modo o nell’altro.
Se i nonni vorranno vedere la nipotina che si muovessero visto che ad ogni occasione sono io scendere.
Bene, ora dico basta.
Questi saranno gli ultimi giorni a Roma che passerò in queste condizioni e voi tutti mi siete testimoni.
Addendum: ci sono delle nuove foto su flickr e un post sulla sistemazione molisana scritto dalla dolce metà.