December, 2008

Days, years

E’ come quando vedi un film.
In fondo osservi qualcuno fare qualcosa, no?
Esattamente.
E mi sono vista, più o meno un anno fa.
Credo sia passato un anno, non so. Ma eravamo sotto Natale. Ricordo il mio cappotto con il cappuccio che ora non metto più, una borsa nera che avrò buttato qualche mese fa e un paio di regali che avevo appena comprato.
Sì, direi che ci siamo. Il periodo è proprio questo.
Ricordo il freddo, ma non come il gelo di questi giorni in cui nevica cinque minuti sì e cinque minuti no.
Aspettare qualche minuto per strada non mi faceva rabbrividire, anzi, era incredibilmente piacevole.
Ricordo i miei capelli più lunghi e delle luci che ultimamente non ho più visto.
E c’era un sorriso, uno di quelli che speri facciamo parte della tua vita, perché a pelle senti questo e non stai ad interrogarti più di tanto.
Mi sono rivista un anno fa perché oggi qualcosa mi ha fatto tornare in mente le mie mani dentro quel cappotto, sì, proprio quello che ora non metto più.
Ricordo le mie dita che ogni volta si imbattevano nel pensiero di uno sconosciuto che volevo per amico.
Ora, dopo tutti questi giorni, ho solo uno sconosciuto e nessuna tasca, perché il mio cappotto nuovo è grigio, con tanti bottoni, è vero, ma non ha nemmeno un piccolo rifugio per le mani.
Ma va bene così. Ci sono giorni in cui partono anni e altri in cui iniziano vite intere.
Non tutti quei giorni danno inizio a qualcosa di strabiliante.
Basta osservare quel film di nuovo, con molta calma e convincersi del fatto che no, non ne vale la pena, nonostante tutto, nonostante la sensazione sia ancora lì.

My perfect honeymoon

Cos’è un viaggio di nozze?
Non ve lo saprei dire, ma vi so dire cosa sia stato per me il mio viaggio di nozze.
E’ stato un viaggio fatto di infinite prime volte: la prima volta in America, la prima volta su un grattacielo, la prima volta davanti all’oceano pacifico (ora posso dire di aver visto tutti gli oceani!), etc etc.
E’ stato un viaggio perfetto, improvvisato in base all’umore e alle voglie che erano in perfetta sintonia con quelle di mio marito.
E’ stato il primo viaggio da moglie ed è stato l’ultimo così lungo senza mia figlia (non credo riuscirei a non vederla per venti giorni un’altra volta. Magari capiterà quando sarà più grande, perché sarà lei a viaggiare, ma io per ora non lo prendo nemmeno in considerazione).
E’ stato un viaggio a cui penserò tanto e che racconterò chissà quante volte.
Per ora mi perdo tra gli scatti di quei giorni. Non posso proprio farne a meno.

Addendum: ovviamente le foto le trovate al solito posto.

The jingle hop has begun

Ma che ve lo devo scrivere che anche quest’anno vi canto gli auguri di Natale?
E no, essù, non si fa così. Lo sanno pure i pinguini del Madagascar, porca paletta!
Come? I pinguini in Madagascar non ci sono?
E io che mi fidavo ciecamente di quello strano film con il leone parlante che ho visto con mia figlia qualche mese fa.
Non fanno proprio più i film di una volta.

Delirio a parte: auguri di Buon Natale, di Buon Anno e di Buon Quello Che Vi Pare (tutto maiuscolo che ci sta bene)!

Addendum: continuo a caricare foto su flickr. Stavolta siamo a Las Vegas!

Falling coffee

Stamattina l’universo ha avuto la sua vendetta. Dopo anni passati a torturare qualsiasi macchinetta del caffè incontrata sul mio cammino sono stata punita.
Infatti, aprendo un’anta della dispensa, una vecchia macchina per l’espresso americano mi è caduta addosso.
Lei ha avuto il suo suicidio con tanto di vetri sparsi ovunque mentre io ho guadagnato una ferita al braccio nuova nuova.
Sì, non è neinte di che, ma non credo che sia stato un caso.
Ho sempre sospettato che prima o poi anche il caffè si sarebbe ribellato al mio volere .

One month

Oggi sembra una giornata normale, ma in realtà non lo è affatto.
Oggi è il primo mesiversario di matrimonio.
Oggi c’è l’ultimo CDA dell’anno.
Oggi devo pensare a quasi tutti i regali di Natali e non ho idee.
Oggi ho creduto di star bene finché non sono salita in metro e ho sentito il classico odore di chi non si lava da giorni.
Oggi diciamo che va, ecco, soprattutto perché sono felice all’idea di essermi sposata esattamente un mese fa.

Addendum: ho caricato su flickr le foto di Chicago, seconda tappa del viaggio di nozze. Ah, ho ripreso a scrivere su menstyle.

Un post sotto l’albero

Son cinque anni (credo, non ho controllato) che questo signore che io chiamo Padella (lui sa perché e ne sorride) tormenta un gruppo di poveri blogger per raccogliere dei post da mettere sotto l’albero.
Lui riassume il tutto con l’acronimo PSLA facendone poi un pdf (che potete scaricare cliccando qui).
Dove trovi la voglia di stare dietro a tutti è un mistero, così come è un mistero il fatto che alla fine tutti gli invitati scrivano qualcosa per poi spedirgliela.
Ultimamente non ho voglia di scrivere se non per me (e si vede), ma a lui un post l’ho mandato comunque.
Diciamo che a certe persone non si dice no, ma mica per soggezione o per reverenza. A certe persone non si dice no quando ci si sente fortunati ad averle conosciute e io mi sento così.

Senza dilungarmi oltre ecco a voi il mio post sotto l’albero.
Non so cosa ne potreste pensare a breve, ma io ringrazio Padella (o Sir Squonk, così lo chiamano gli altri) per avermi aggiunto alla sua lista di perseguitati.

SOLTANTO UNO

Ticchettavano, o se ticchettavano.
In realtà tamburellavano, ma il suono che le unghie creavano sul ripiano bianco del tavolo era uguale al ticchettio dell’orologio della cucina.
Mia nonna faceva sempre così. Si teneva occupata con le dita durante i momenti di attesa.
Ticchettava e ticchettava e ticchettava finché non si fermava un attimo, mi guardava accennando un sorriso affettuoso e, come capitava ad ogni ricorrenza, mi diceva “anche questo Natale è arrivato”.
Sembravano troppi per lei, ora lo so. All’epoca non ero grande a sufficienza per poter comprendere il suo stato d’animo.
Io rimanevo quasi sempre seduta vicino a lei con la testa appoggiata sul tavolo e osservavo con attenzione le sue dita compiere quel gesto così semplice.
Guardavo le sue mani e poi le mie e poi di nuovo le sue e poi di nuovo le mie e così via.
Mia nonna aveva delle mani bellissime. A settanta anni spero di averle proprio come lei: forti e decise e straordinariamente aggraziate.
Le mie, nonostante siano passati anni, sono ancora insicure e spesso maldestre.
- Nonna, ma è pronto?
- No, Rosselli’. Manca tanto. Il sugo ce mette almeno n’altra ora.
- E quando li apriamo i regali?
- Dopo cena, come sempre.
- Ne posso aprire uno? Soltanto uno!
- Non insistere che lo sai che non se po fa’.
- Uff!
E allora tamburellavo anche io, ma le mie dita erano troppo piccole e quel ticchettare proprio non voleva uscire fuori nonostante il mio impegno.
Ora che non sono più una bambina ticchetto anche io, è vero, ma è tutta un’altra cosa.
Ho osservato così tanto le dita di mia nonna da poterle rivivere e risentire e rivedere ad occhi chiusi.
Non c’è proprio niente da fare: non le muovo affatto come lei.
Sarà un caso, o l’ironia della sorte, ma ci riesce invece mia figlia che la bisnonna non l’ha mai conosciuta.
Quando è stufa mette un gomito sul tavolo, appoggia il mento sulla mano ed inizia a tamburellare sul legno con l’altra esattamente come faceva mia nonna.
E’ un gesto spontaneo, forse inconscio, che non ha niente di particolare. Eppure quando la guardo immersa nella sua finta noia intenta a ticchettare con le dita mi ritrovo davanti ad un’immagine di una bellezza assolutamente disarmante.
Che poi si dica tamburellare non importa. Non importa davvero.

Addendum: ho caricato qualche foto di Orta post-matrimonio e quelle di New York, la nostra prima tappa del viaggio di nozze. Come sempre, per vederle, andate su flickr.

The Goonies

Ieri sera, anzi, ieri notte ho visto i Goonies con mio marito accolalata sul divano.
E fin qui non c’è niente di strano se non fosse per il fatto che lui non aveva mai visto quel film che per me invece rappresenta il punto di svolta.
Un attimo che mi spiego.
Per me i Goonies sono il punto di svolta del mio personale rapporto con il cinema.
Quando si è piccoli sono i genitori a scegliere i film, a decidere l’ora in cui guardarli e così via, quindi non si ha una chiara idea di quanto ci sia da esplorare.
Certo, credo dipenda anche dai gusti.
Insomma, vedere Casablanca a cinque anni temo potrebbe risultare parecchio noioso.
Comunque, facevo le medie e passavo quasi tutti i pomeriggi (dopo il doposcuola) a casa della mia migliore amica visto che mio padre lavorava fino a cena e non voleva lasciarmi da sola (tanto io la usavo come scusa per stare con lei: “papà, non puoi mica lasciarmi da sola! E che cavolo!”).
Lei aveva il controllo su due videocassette “da grandi”: i Goonies e Dirty Dancing (un film che ogni ragazza sa praticamente a memoria insieme a Pretty Woman. E’ uno dei dogmi della formazione di ogni individuo di sesso femminile).
Così alternavamo i due film ogni pomeriggio finchè sua mamma se ne usci’ con un “a ragazzi’, ormai siete grandi, scendete in videoteca e prendete qualcos’altro che non ne posso più di questa roba!”.
E la videoteca divenne il nostro personale parcogiochi.
Caricavamo la tessera con i soldi della paghetta e tornavamo su casa con un’infinità di film.
Non ricordo che cosa ci facesse scegliere i film ma ad esempio noleggiammo tutti quelli tratti dai romanzi inglesi o dalla letteratura inglese (Jane Austen, Shakespeare e Shelley riportati sugli schermi sapevano essere agghiaccianti o estremamente affascinanti) tanto che ci innamorammo quasi subito di Kenneth Branagh (li faceva quasi tutti lui quei film).
Finito tutto quel genere iniziammo a scegliere quelli che ci mettevano più curiosità come i film di Tarantino o in cui c’aveva messo le mani Tarantino (mamma che cosa tremenda fu “Dal tramonto all’alba”) o come i film in cui Leonardo Di Caprio non faceva la parte del figo (mai visto “The Basketball Diaries”?).
Insomma, stavamo crescendo e con noi crescevano i nostri gusti e le nostre scelte che si riflettevano nei film che vedevamo di pomeriggio.
Ogni tanto tornavamo indietro e mettevamo su i Goonies, per una questione di affetto.
Non so perché non mettemmo più Dirty Dancing, ma sta di fatto che ogni tanto dico “tracobetto” e mi faccio una risata, proprio come ieri sera.
Quel film ha 23 anni anni. Io lo guardo più o meno da 20.
Diamine, come vola il tempo.

Retaliation

Certo che passare da un lungo viaggio senza soste all’immobilità nel letto è una cosa che fa davvero schifo, ecco.

Perfect days

Non avrei mai immaginato di restare ferma, praticamente immobile, sullo stesso pensiero finché non è arrivato il giorno perfetto.
Il giorno perfetto è qualcosa che non pensavo esistesse, è qualcosa che associavo alle favole o a quei sogni che si fanno ogni tanto ad occhi aperti.
E invece il giorno perfetto esiste eccome e quando arriva ti spiazza e ti si cuce addosso come un abito impeccabile e rimane con te per quella che ti sembra un’eternità.
In questo ultimo mese ho vissuto uno, anzi due, anzi un susseguirsi di giorni perfetti e non posso fare a meno di ringraziare le persone che amo, quelle che a modo loro hanno reso possibile e reale e tangibile questa perfezione fatta appositamente per me.

Addendum: ho caricato le ultime foto del matrimonio su flickr. Una quarantina di foto in totale per descrivere qualcosa che continua a sembrarmi incredibile.

This is the last morning in the States

Stiamo chiudendo le valigie per l’ultima volta qui negli States.
Un saluto alla bimba via skype tra 5 minuti e poi partiamo per l’areoporto internazionale di San Francisco.
Se verrete mai in America fatevi un favore: noleggiate una macchina (non una Prius, anche se non consuma davvero niente, poi vi spiego perché) e girate. Girate e fermatevi spesso. Ogni scenic view, ogni vista point (magari non proprio tutti, ma fatene qualcuno). Fatevi l’enorme favore di prendere la California 1 e di farla tutta.
Ah, sì, c’è un ultimo favore che vi dovete fare: fermatevi in un punto della costa che vi piace (magari su una scogliera nei pressi di Big Sur) e guardate il tramonto sull’oceano.
Fatevi questi favori quando ne avrete la possibilità, fidatevi.
Beh, skype sta squillando, devo proprio andare.