February, 2009

I saved you

Sera, interno, vagone di un regionale per Mantova. Luce al neon pessima.

Lei si alza per prendere il cappotto e la sciarpa. Il treno inizia a frenare.
Lui la prende al volo stringendola a se.

- Ti ho salvata, visto?
- Ma non stavo cadendo!
- Donna! Non mi contraddire! Ti ho salvata. Ora mi sposi?
- Non so se te lo ricordi, ma ti ho già sposato.
- Già, uno dei due giorni preferiti della mia vita.
- E l’altro quale sarebbe?
- Quando è nata nostra figlia. Per te no?
- Mmm, facciamo che è tra i preferiti del mio inconscio.
- Eh?
- Diciotto ore di travaglio e quattro chili di bimba da spingere fuori sanno levare la poesia a qualsiasi cosa.
- Ma tu mi ami lo stesso, vero?
- Massì, dai.

Il treno si ferma. Lui e lei mano nella mano scendono quei pochi gradini.
“Codogno, stazione di Codogno. Il treno per Mantova è in partenza dal binario due.”
Fade to black.

Addendum: mio marito, se vi interessa, parla di me.

Calm down girl

Ho sempre voluto tutto e subito da che ho iniziato la mia personale rivoluzione.
È che ho dovuto aspettare tanto prima di poter alzare la testa e riprendere in mano la mia vita e la voglia di ottenere quello che volevo era praticamente incontrollabile.
Tutto e subito, senza esitazione alcuna.
Pensavo che nella mia irrequietezza non sarei mai riuscita a ritrovare la calma e la pazienza e il saper aspettare, ma mi sbagliavo per mia fortuna.
Tutto, sì, ma c’è tempo. E che diamine!

To do list

Sto guardando nell’agenda le cose da fare:
- finire sta stramaledetta dieta e arrivare al peso giusto
- trovare tempo per scendere a Roma e stare con gli amici
- organizzare il viaggio a Londra che io e mio marito abbiamo promesso ai nostri genitori
- conquistare il mondo
- evitare coliche biliari
- trovare delle scarpe rosse sfacciatamente sfacciate (copiato paro paro dall’agenda)
Troppa roba. Non è possibile.

Accidentally in love

Scusatemi, ma sono così innamorata da non riuscire a scrivere nient’altro.

I’ll kick your ass, no matter what

Febbraio è il mese che toglie.
Mi toglie le forze e a volte le speranze.
Mi toglie la concentrazione e la pazienza.
Mi toglie la salute e i battiti e i respiri.
Da anni mi toglie lacrime e singhiozzi e altro ancora.
E’ il mese che mi fa scontrare con la morte, quella violenta e quella che viene definita naturale.
E’ il mese che mi strappa via il cuore dal petto e che mi rende dura, più di quanto vorrei.
Febbraio è un mese da picchiare a sangue, da torturare, da far gridare fino a implorare pietà.
Ma quest’anno, tra consapevolezza e stupore, io sto avendo la meglio.
Quest’anno mi ha tolto minuti e ore di pensieri che ho fatto diventare malinconia e saggezza e sicurezza.
Ci siamo: ce l’ho fatta.
Non ho affrontato tutto, ma una buona parte di quello che mi tormenta non ce l’ho più davanti a squarciarmi l’anima.
Ora è dietro di me che urla e che prova a ricordarmi quanto io debba soffrire.
Ci prova, lo sento, così come sento spesso le lacrime sul punto di scendere.
Ma quest’anno sono più forte, mi spiace. Quest’anno io ho la meglio su tutti i ricordi e i dolori e i sentimenti.
Quest’anno vita, segnatelo, io ti farò un culo così.

Addendum: c’è qualche foto nuova fatta venerdì. Sono stata alla settima GGD milanese tenutasi nella sede di Cowo. Un giro sul loro sito merita. E’ un’iniziativa davvero niente male (lo sapete che non sono brava con le spiegazioni tecniche. Fidatevi del link).

About lightness

Sto vivendo dei giorni fatti d’amore, di musica, di sorrisi, di sesso e di rosso, un rosso fuoco che mi è entrato in testa e che non mi molla più.
Sono giorni leggeri nonostante i treni in ritardo, nonostante il freddo micidiale che ti entra nelle ossa e nonostante la gola che non ne può più di tossire.
Leggeri, sì, perché di leggerezza non ce n’è mai abbastanza.
A volte, credo, si dovrebbe vivere seguendo solo quella insieme a chi si ama.
Per tutti i macigni che la vita ci mette davanti c’è sempre tempo.

If you see the wonder of a fairy tale

Di solito scrivo quello che ho in testa, buttandolo giù a caso, per dargli quella che dovrebbe essere una forma nei pochi minuti che mi concedo la mattina.
In genere dopo scelgo un titolo in base alle parole che ho scritto e pubblico senza pensarci troppo.
Certo, se rileggessi molte volte noterei incommensurabili refusi, infinite ripetizioni e via dicendo.
Ma figuriamoci. Rileggere non fa per me. Un flusso di pensieri non ha velleità artistiche né aspira a evolvere in vortici che rapiscano la mente del lettore.
Stamattina però non ho seguito questo processo.
Ho rivissuto mille immagini diverse ma avevo un titolo in mente che proprio non voleva lasciar stare i miei due neuroni.
In realtà potrei tediarvi all’infinito parlando di leggerezza e di ottimismo e del potere di rimanere incantati dalla vita, ma non credo che riuscirei mai a descrivervi quanto sia stravolgente sentire i propri occhi non riuscire a trattenere le lacrime per la bellezza insostenibilmente violenta che si ritrovano ad ammirare.

May I be your Valentine?

L’ho fatto, eh?
Sono andata da un parrucchiere e gli ho chiesto se poteva tagliarmi i capelli come Valentina.
Io ho solo sperato che non mi rispondesse “E mo chi è sta Valentina?”

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Fingers through my hair

Ieri sera mi sono addormentata con il suo sguardo sul mio viso, con le sue dita che mi passavano tra i capelli e con delle parole che belle è dir davvero poco.
Amo essere amata così. Credo di non poterne più fare a meno.

What I’ve gained

Ispirato da una conversazione con un amico.

- Rossella, porca miseria, sei giovane come l’acqua.
- Coscienza, ho gli anni che ho. Ventotto ora e ventinove tra un po’.
– Non puoi pretendere la perfezione. Non puoi prenderti sempre il peso del mondo addosso.
- Mai voluto. Sempre portato. E tu lo sai bene. Ero poco più di una bambina.
– Ma ti fa male e lo sai.
- Lo so. Ma preferisco non darlo a vedere.
– Non hai nemmeno trent’anni e sembri già avere tutto. Vuoi per favore smettere di rincorrere l’età adulta?
- Non sono io che la rincorro. Me l’hanno cucita addosso e me la porto dietro da vent’anni.
– Presto non la vorrai più te ne rendi conto?
- No, continuerò a volerla. E’ solo che…
– Cosa?
- E’ solo che ho ventotto anni, non quaranta. Posso capire infiniti mondi, posso portare la mia comprensione fino ai suoi limiti, posso amare fino a stare male e godere della vita il più possibile. Continuo a fare tutto quello che è in mio potere per me e per chi amo, ma lo faccio con le esperienze di una ventottenne, e questo proprio non posso cambiarlo.
– Cosa intendi?
- Che l’esperienza si accumula solo nel tempo. Che per migliorarsi ci vuole tempo. Che per capire sempre di più ho bisogno di tempo.
– Non credo che sarai soddisfatta di te solo per questo.
- No, ma un giorno avrò i mezzi che ora mi mancano. Devo solo avere pazienza.
– Continui ad essere giovane come l’acqua.
- Piantala. Ora non serve. Basta solo non scordarlo: ventotto anni, con tutti i loro pro e i loro contro. In fondo poteva andare molto peggio di così.
– Già.

Addendum: ho caricato qualche foto su flickr. La Canon a volte mi rapisce completamente.