July, 2009

Four minutes

Sera, interno, poltrona.

- Mamma, posso stare seduta vicino a te?
- Certo che puoi piccolotta mia.
E sale sulla poltrona con l’agilità di un grillo e la grazia di un elefante. Non ho ancora capito come facciano queste due cose a coesistere nella stessa persona. Sarà che io non sono nemmeno agile e il problema non me lo pongo proprio.
L’abbraccio. Lei sprofonda addosso a me e prova a mettere la testa sotto le mie braccia.
- Amore?
Riemerge.
- Sì?
- Guarda che tu devi andare a nanna che è tardi.
- Ma io non voglio andare a nanna!
- Eh, ma è tardi e si fa la nanna. Andiamo?
- Cinque minuti!
- No, su. Quelli li hai già ottenuti ben dieci minuti fa.
- Allora facciamo quattro minuti. Quattro ancora non li ho mai chiesti.
- …
Da grande farà la negoziatrice.

My brand new job

Tempo fa dicevo che avere capi-padroni che pensano di poterti trattare come vogliono non fa per me.
Tempo fa speravo di trovare un lavoro meno impostato nello schema “12 ore in ufficio a far sempre le stesse cose”.
Volevo qualcosa che mi permettesse di respirare, di stare di più con mia figlia, di organizzarmi la vita anche in base alle mie esigenze.
Bene, l’ho trovato.
Oggi inizio il mio primo giorno di lavoro da libera professionista.
Posso scegliere quali collaborazioni accettare, posso scegliere per chi lavorare, cosa scartare e cosa no. Posso persino scegliermi che capo avere e fidatevi che poter scegliere è una gran cosa.
Attualmente mi pagano per scrivere (anche se questa cosa si verifica ormai da mesi e mesi nonostante il mio continuo stupore) e mi pagano per organizzare l’esistenza di una persona che trovo straordinaria (sì, capo, visto che tanto passerai a leggere sappi che trattasi di sviolinata esagerata).
Quindi riassumendo sono un’assistente/collaboratrice/colei che scrive un po’ di robe (scrittrice mi pare esagerato).
Il mio ufficio? Dipende. Un giorno a casa, uno dal capo, uno a Milano, uno a Roma e la volta dopo chissà.
Sto iniziando un’avventura che spero possa evolvere. Sto iniziando qualcosa che mi fa sentire euforica e piena di iniziative.
E la sapete la cosa più buffa? In parte il merito va a questo blog, a tutto quello che questo posto riesce a smuovere e a tutte le persone che si interessano alle parole che scrivo.
Lo trovo semplicemente fantastico.

On your marks

Ho voglia di mettermi alla prova e quando la voglia è così forte non riesco proprio a ignorarla.
Come per ogni voglia che si rispetti gli occhi si riempiono di luce, i respiri seguono il ritmo della pazienza e lo stomaco si ribalta, cambiando forma.
Mi piace sentirmi così: mi fa sentire più viva e più determinata che mai.
Sono qui in questo preciso istante, in questa casa, con questa famiglia, in questo corpo e con questa testa e non avrei mai pensato di riuscirci.
Non speravo nemmeno in questi risultati.
Ora devo solo fissare un altro traguardo e raggiungerlo.
Mi hanno insegnato che non bisogna mai fermarsi, che non bisogna mai adagiarsi su quello che si ha. Bisogna sempre provare a migliorarsi per se stessi e per chi fa parte della propria vita perché le persone a cui si tiene meritano il meglio.
E allora non mi rimane altro che tracciare per terra la linea di partenza. Il traguardo stavolta è più lontano del solito ma sento di potercela fare.
Rossella sei pronta? Via!

Back home

I miei genitori sostengono che “un po’ de sole te ce voleva”.
Mio nonno sostiente che “a Rosse’, il mare te fa bene”.
Mio marito sostiene che “una bella settimana di relax è proprio un toccasana”.
Ok, tutto vero. Anche se sta cosa del sole io continuo a non capirla.
Avere il segno del costume sulla pelle non mi pare poi questa grande rivoluzione.
Comunque, ora ho bisogno di una frase che vada bene anche per il rientro a casa ma ho come la sensazione che non esista.

Ponza

Ciao, vi ricordate di me? Sono quella che è andata in vacanza al mare.
Lo so, fate fatica a riconoscermi: sono abbronzata.
Cioè, abbronzata è una parola grossa, molto grossa. Sono meno pallida del solito, ecco.
Come da tradizione ora vi guardate buoni buoni le foto delle mie vacanze.
Io ho già fatto la mia parte, eh? Ieri sera ho visto trecento foto, mica due, della crociera nei mari del nord di Licia e non ho detto nient’altro che “bello, stupendo, meraviglioso”.
Che poi erano davvero posti belli, stupendi e meravigliosi, quindi non ho dovuto nemmeno mentire.
Ma voi mentite pure. Non ci sono problemi.
E poi son stata magnanima: io ne ho messe solo quattordici.

Me and my camera

Buon fine settimana, buona settimana, buon tutto. Alla prossima.

Qui abbiamo bisogno di vacanze. E’ un bisogno fisico di quiete, mare, sole e relax.
Già che io pensi al mare e al sole associandoli al relax è un chiaro segno di cedimento.
Quindi domani partiamo.
Breve tappa a Roma: da due mesi ho promesso ai miei genitori che avrei portato giù Rebecca per farla stare coi nonni almeno una settimana.
Infatti mi stanno chiamando ogni nanosecondo per sapere il momento esatto in cui arriveremo. Ve lo dico anche qui: non lo so. Dipende dal traffico, dal caldo, dal numero di scemi che troviamo in autostrada, dall’ennesima variante del tratto appenninico e via dicendo.
Ok, sono nonni. Sono belli così.
L’altra tappa è Ponza. Avevo scordato che al mondo esistesse un posto tipo Ponza.
Non è troppo lontano da Roma, non è iperaffollato e non è stato ancora trasformato in una piccola Ibiza.
Quindi se proprio vi dovesse servire qualcosa troverete me e mio marito lì, su una spiaggia, a dormire.
- Ma a voi non serve nulla, vero? Vero? – disse lei armata di falce rubata ad un tizio vestito di nero.
E ora tutti a cantare la canzoncina del titolo.

Addendum: quando parlo di coma mattutino intendo questo. In questa posa leggo anche la posta, non chiedetemi perché.

Foto 40

It’ s a long journey

E poi ti arriva un messaggio da un ragazzo che non avevi mai visto prima con cui hai parlato per un paio d’ore sul treno per Roma e che, come capita con quasi tutti gli incontri fatti in viaggio, non incontrerai mai più.

“Ho spesso a che fare con persone completate. Non complete, completate. Che si sono concluse. Tu invece hai una specie di fame negli occhi. Non solo verso l’esterno, ma verso l’interno. Viaggerai sempre.”

E io lo rileggo. Non dico sempre, ma ogni tanto lo rileggo. Lo rileggo perché mi domando cosa veda la gente nei miei occhi.

Time machine

Ieri sera per colpa di una cosa vista in televisione mi sono ritrovata a pensare alle cose fatte nello stesso giorno negli anni precedenti.
Prendiamo ad esempio il 14 luglio: ieri. Ieri è troppo facile da ricordare e quindi lo saltiamo.
L’anno scorso ero in uffico: una normale giornata di lavoro.
Due anni fa ero a casa cercando di capire come impostare la mia vita: più o meno in quei giorni prendevo la decisione di andare a lavorare.
Tre anni fa Rebecca aveva appena compiuto due mesi e tutto era cambiato da poco. Ero mamma da tanto così (immaginare i polpastrelli di pollice e indice vicinissimi, grazie).
Quattro anni fa ero a Parigi, in una cabina telefonica cercando di chiamare mia cugina e un mio amico per fare loro gli auguri per il loro compleanno. Me lo ricordo perché faceva un caldo pazzesco e avevo della frutta in mano. Io e il mio fidanzato (che strano chiamare “fidanzato” mio marito) stavamo decidendo cosa andare a visitare. Forse eravamo sulla strada per gli Invalides, il museo delle armi che ospita anche la tomba di Napoleone.
Cinque anni fa ero a casa a studiare con tre dei miei migliori amici. Casa mia era il quartier generale per preparare gli esami. Due di noi preparavano zoologia, uno preparava giapponese 2 o 3 e l’altro igiene, anche se non ho mai capito che tipo di igiene fosse visto che studiava architettura.
E sei anni fa? Boh! Estate del 2003. Probabilmente la scena dello studio era identica. Cambiavano le materie ma non gli amici. E sì, avevo una storia d’amore completamente diversa.
Mi sto rendendo conto di non riuscire a tornare più indietro di così. Ricordo cosa ho fatto durante le estati precedenti ma non so mica se fosse il 14 luglio o meno.
Però questo esperimento non è male. Prendendo un giorno qualsiasi dell’anno si riescono a fare dei piccoli viaggi nel tempo.
E voi? Voi dove eravate il 14 di luglio degli anni passati?

Health care

Dicono che scegliere faccia bene alla salute.
In effetti mi sento una meraviglia, sonno a parte. Ma il sonno è un fattore intrinseco quindi possiamo escluderlo.
E poi, sì, c’è un po’ di mal di ovaie ma sono pur sempre una donna.
Mmm, credo di aver perso il punto della situazione.
Dicevamo?
Ah, già! Scegliere fa bene alla salute.
Anche pensare che dal primo di settembre farò un lavoro a mio avviso fichissimo (raffinatissima scelta di aggettivi stamattina, eh?) fa bene alla salute, ne sono convinta.
Ora non mi resta che chiamare il mio ex ufficio e dire loro che no, col cavolo che torno in quel posto il 27 luglio.
Qualcosa mi dice che anche questo farà molto bene alla mia salute.
Scommettiamo?