September, 2009

Let me interview you

Per la prima volta da quando partecipo ad eventi legati alla blogpalla ho organizzato qualcosa. Nessun camp, nessun talk. Si tratta solo di quel giro losco di interviste doppie di cui vi avevo già accennato.

“Siete pronti a farvi torturare? No? E se si trattasse solo di alcune domande?
Siete liberi di non rispondere, di inventarvi altre personalità e di prendere in giro gli intervistatori. Potreste anche essere sinceri, perché no?
Il bello di un’intervista doppia è la spontaneità quindi non tiratevi indietro.
L’organizzazione della Blogfest ci ha regalato una location, noi vi regaliamo una videocamera e qualche minuto di risate. Lasciatevi tortur’, ehm, fare qualche domanda da Rick e Me. Soddisfatti o rimborsati. Aut. Min. Ric.”

In poche parole: sabato preparatevi al peggio.

Sooner or later

Sulla strada per Milano vedo treni superarmi sulla linea dell’alta velocità. Davanti agli occhi compaiono le indicazioni per l’aeroporto di Linate. Ho voglia di salire su un freccia rossa e andare a Roma. Ho voglia di prendere un aereo e di scendere a Londra o a Berlino o in un qualsiasi posto dove non parlino italiano. Fortuna vuole che presto farò entrambe le cose.

Me and my camera

Don’t quit you day job.

Don’t stress out

- Ciao, sono Rossella.
- (Coretto) Ciao Rossella!
- Sono mille milioni di minuti che non mi faccio il sangue amaro per lavoro o per la vita in generale.
- Hai intenzione di continuare col programma?
- Certo.
- Brava. Noi degli “Stressati Anonimi” siamo molto fieri di te.
- Date un premio?
- No, niente.
- Pazienza. Posso avere un caffè?
- Quello sempre. E’ gratis per tutti i soci.
- Ora sì che si ragiona.

Da quando Rebecca ha iniziato l’inserimento alla materna abbiamo passato molto tempo insieme ed è stato stancante e bellissimo allo stesso tempo.
Le maestre fino ad ora hanno sempre portato i bambini del primo anno a salutare le loro mamme o i loro papà dalla finestra. E’ così una mattina dietro l’altra ho visto la mia piccola che da dietro il vetro di una grande finestra mi salutava con un sorriso mandandomi baci con la mano. Stamattina ero nel cortile della scuola che la guardavo agitare la manina. Sì è girata verso la maestra e le ha detto “quella è la mia mamma ed è solo mia”.
Io non so cosa sia a portarmi così spesso alla commozione con lei, ma è più forte di me. Non riesco a non cedere a questa sensazione così travolgente.

Addendum: di là c’è la terza parte del racconto.

There was a girl, a very strange enchanted girl

C’era una volta una ragazza che si ritrovò ad una riunione nella quale si parlava della sceneggiatura di una serie tv che ancora deve essere scritta.
La ragazza ascoltò ogni parola pensando di poter imparare molto. Per tutto il tempo un “wow” le rimbalzò tra i neuroni, ma dissimulò il suo stupore molto bene.
Qualcuno sostiene che quella ragazza fossi io ma fino ad ora non se ne hanno le prove.

Be selfish, just every now and then

- Rossella, ci sei?
- Sì, dimmi.
- Ora chiedimelo.
- Cosa?
- Se sono felice.
- Sei felice?
- Tanto da pensare che sia troppo.
- Era ora, non trovi?
- Era ora, avevi ragione. Chissà che succederà.
- Vedrai che andrà tutto bene finché sarai un po’ egoista. Solo un po’.
- Perché?
- Perché è splendido far star bene chi si ama, ma non scordarti, te ne prego, che devi star bene anche tu, altrimenti tutto si rompe.
- Non voglio rompere nulla.
- Lo so. Proprio per questo non devi scordare quello che vuoi.
- Dici che tendo a dimenticarmene?
- Ogni tanto.
- Stavolta starò più attento. Ora devo andare.
- In bocca al lupo.
- Crepi. Ti bacio.
- Anche io.

Target, blank

Oggi mi sento così. Poi passa.

22092009021

Me and my camera

Da Udine con furore.

Ma te la ricordi la nostra prima chiaccherata? E la prima mail? Quella in cui mi dicevi che ti piacevano le mie parole. La leggevo incredula perché le tue a me erano sempre sembrate perfette. Io ricordo il primo saluto e i baci sulla guance. Ricordo che mi trascinasti a conoscere i tuoi amici, quelli di una vita.
E ti ricordi le cavolate dette fino all’alba? Non si dorme mai quando ci si vede. E poi c’è sempre così tanto vino e tante risate e tanti abbracci.
A me piace, ecco. A me piace l’insieme, piace il singolo momento, piace quella sensazione di continuità anche se dall’ultima volta è passato più o meno un secolo. E poi cambiamo, ogni volta c’è qualcosa di nuovo da scoprire. Cambiano le nostre vite, le nostre riflessioni, le nostre esperienze.
La sai una cosa? La dico piano, ma nemmeno troppo, perché è vera e del resto chi se ne frega: siamo sempre più belli, tutti quanti, diciamocelo.

Addendum: tre giorni di vino hanno portato me e Rick ad organizzare un giro losco di interviste doppie. Questa spero sia la prima di una lunga serie. In scena il signor Loma e il signor Trentamarlboro.