Per la prima volta da quando partecipo ad eventi legati alla blogpalla ho organizzato qualcosa. Nessun camp, nessun talk. Si tratta solo di quel giro losco di interviste doppie di cui vi avevo già accennato.
“Siete pronti a farvi torturare? No? E se si trattasse solo di alcune domande?
Siete liberi di non rispondere, di inventarvi altre personalità e di prendere in giro gli intervistatori. Potreste anche essere sinceri, perché no?
Il bello di un’intervista doppia è la spontaneità quindi non tiratevi indietro.
L’organizzazione della Blogfestci ha regalato una location, noi vi regaliamo una videocamera e qualche minuto di risate. Lasciatevi tortur’, ehm, fare qualche domanda da Rick e Me. Soddisfatti o rimborsati. Aut. Min. Ric.”
Sulla strada per Milano vedo treni superarmi sulla linea dell’alta velocità. Davanti agli occhi compaiono le indicazioni per l’aeroporto di Linate. Ho voglia di salire su un freccia rossa e andare a Roma. Ho voglia di prendere un aereo e di scendere a Londra o a Berlino o in un qualsiasi posto dove non parlino italiano. Fortuna vuole che presto farò entrambe le cose.
- Ciao, sono Rossella.
- (Coretto) Ciao Rossella! - Sono mille milioni di minuti che non mi faccio il sangue amaro per lavoro o per la vita in generale.
- Hai intenzione di continuare col programma? - Certo.
- Brava. Noi degli “Stressati Anonimi” siamo molto fieri di te. - Date un premio?
- No, niente. - Pazienza. Posso avere un caffè? - Quello sempre. E’ gratis per tutti i soci.
- Ora sì che si ragiona.
Da quando Rebecca ha iniziato l’inserimento alla materna abbiamo passato molto tempo insieme ed è stato stancante e bellissimo allo stesso tempo.
Le maestre fino ad ora hanno sempre portato i bambini del primo anno a salutare le loro mamme o i loro papà dalla finestra. E’ così una mattina dietro l’altra ho visto la mia piccola che da dietro il vetro di una grande finestra mi salutava con un sorriso mandandomi baci con la mano. Stamattina ero nel cortile della scuola che la guardavo agitare la manina. Sì è girata verso la maestra e le ha detto “quella è la mia mamma ed è solo mia”.
Io non so cosa sia a portarmi così spesso alla commozione con lei, ma è più forte di me. Non riesco a non cedere a questa sensazione così travolgente.
C’era una volta una ragazza che si ritrovò ad una riunione nella quale si parlava della sceneggiatura di una serie tv che ancora deve essere scritta.
La ragazza ascoltò ogni parola pensando di poter imparare molto. Per tutto il tempo un “wow” le rimbalzò tra i neuroni, ma dissimulò il suo stupore molto bene.
Qualcuno sostiene che quella ragazza fossi io ma fino ad ora non se ne hanno le prove.
- Rossella, ci sei? - Sì, dimmi.
- Ora chiedimelo. - Cosa?
- Se sono felice. - Sei felice?
- Tanto da pensare che sia troppo. - Era ora, non trovi?
- Era ora, avevi ragione. Chissà che succederà. - Vedrai che andrà tutto bene finché sarai un po’ egoista. Solo un po’.
- Perché? - Perché è splendido far star bene chi si ama, ma non scordarti, te ne prego, che devi star bene anche tu, altrimenti tutto si rompe.
- Non voglio rompere nulla. - Lo so. Proprio per questo non devi scordare quello che vuoi.
- Dici che tendo a dimenticarmene? - Ogni tanto.
- Stavolta starò più attento. Ora devo andare. - In bocca al lupo.
- Crepi. Ti bacio. - Anche io.
Ma te la ricordi la nostra prima chiaccherata? E la prima mail? Quella in cui mi dicevi che ti piacevano le mie parole. La leggevo incredula perché le tue a me erano sempre sembrate perfette. Io ricordo il primo saluto e i baci sulla guance. Ricordo che mi trascinasti a conoscere i tuoi amici, quelli di una vita.
E ti ricordi le cavolate dette fino all’alba? Non si dorme mai quando ci si vede. E poi c’è sempre così tanto vino e tante risate e tanti abbracci.
A me piace, ecco. A me piace l’insieme, piace il singolo momento, piace quella sensazione di continuità anche se dall’ultima volta è passato più o meno un secolo. E poi cambiamo, ogni volta c’è qualcosa di nuovo da scoprire. Cambiano le nostre vite, le nostre riflessioni, le nostre esperienze.
La sai una cosa? La dico piano, ma nemmeno troppo, perché è vera e del resto chi se ne frega: siamo sempre più belli, tutti quanti, diciamocelo.
Addendum: tre giorni di vino hanno portato me e Rick ad organizzare un giro losco di interviste doppie. Questa spero sia la prima di una lunga serie. In scena il signor Loma e il signor Trentamarlboro.
Il mio primo romanzo, "Ti voglio vivere", uscirà il 15 giugno in tutte le librerie.
Di cosa parla? Lo scoprirete. Nel mentre potete andare a sbirciare sul sito Molto sedotta e sempre abbandonata.
- menstyle, tentativi di (mini)racconti erotici
- il Post sotto l'Albero del 2009 letto su Radio Popolare (cliccate per scaricare il podcast)
- la settimana da ospite su Grazia: 1, 2 e 3
- i miei cari lettori che mi seguono da anni e che tengono sempre le dita incrociate per me quando glielo chiedo;
- Giovy per essersi occupato spesso di questo posto e per avermi aiutato con il dominio e quant'altro e per essere un amico di quelli che restano sempre;
- Andrea per la migrazione dal vecchio blog e per tutto quello che fa per me ogni volta che parliamo un po';
- mio marito per essere esattamente così com'è. Lo ringrazio per tutto l'amore che mi dimostra ogni giorno. Questo posto è stato prima un'occasione per la nostra relazione e poi un qualcosa da condividere insieme. Qui ci sono io, c'è lui e c'è nostra figlia. E' un pezzo del nostro mondo.
La storia del blog
In breve: questo blog è nato l'11 settembre del 2004 in un momento in cui avrei voluto cambiare tutto nella mia vita. Scrivevo i miei pensieri uno dietro l'altro, divisi solo da tre puntini di sospensione. Allora come adesso non vuole essere un costante esercizio di stile. E' il mio modo di fare autoanalisi, un mio modo di ascoltarmi. Spesso è folle, ancora più spesso è indecifrabile. Ci sono deliri, sfoghi e quella parte di me che prova a restare ottimista, leggera e allegra. Qui non ci sono verità di vita, argomenti di attualità o articoli di moda, ma ci sono i miei ricordi, le mie riflessioni, i miei amori e le mie litigate. Ho sempre scritto le cose così come mi passavano per la testa, belle o brutte che fossero, poiché continuo a pensare che sia inutile provare ad analizzarsi quando non si è sinceri con se stessi. Dal 2004 a oggi il blog è cresciuto con me, è cambiato con me e prova a migliorare insieme a me. E' qui per ricordarmi che ho cambiato tutto e che sono in grado di farlo.
Regole della casa
La regola è essenzialmente una e si basa sul semplice e meraviglioso concetto del "vivi e lascia vivere" quindi non ve la prendete se il vostro commento verrà moderato.