March, 2010

I need an answering machine

Stai cercando di aprire la porta di casa di corsa perché senti il telefono squillare senza sosta sul tavolino del tuo salone. Tra le mani hai la spesa, la borsa, il portatile, la posta e i documenti da sistemare per domani mattina. Mentre provi a non far cadere nulla tua figlia ti chiede perché tu abbia ancora la chiave della macchina tra i denti. Non te ne eri nemmeno accorta. Il telefono smette e tu per un attimo prendi fiato. Ormai è andata. Provi a centrare la serratura ma la spesa ti sbilancia. Il telefono riprende a squillare. “Chi sarà? E se fosse successo qualcosa?” Finalmente dai l’ultima mandata, spalanchi la porta ed entri lanciando tutto sul divano. Afferri il cordless al volo e schiacci il tasto con la piccola cornetta verde.
- Pronto?
- Salve, sono un agente immobiliare. Volevo sapere se nella sua via stanno vendendo qualche appartamento.
Tu non rispondi,  guardi il cordless un po’ perplessa ma non chiudi la conversazione. Lo posi di nuovo sul tavolino e vai in cucina a farti un caffè. Quel “Signora? Signora mi sente? Ci sono o no case in vendita? Signoraaaaa!” ripetuto quasi urlando più di una volta ti sta facendo stranamente sorridere.
Quando senti la conversazione cadere inizi a chiederti se un “mavvaffanc**o!” sarebbe stato più efficace.
Il problema è che sai già la risposta: l’agente immobiliare richiamerà. Oh, se richiamerà.

It’s Monday, you know

Mettiamola così: oggi è lunedì ma nella mia testa no.

(Addendum: non riesco nemmeno a scrivere oggi.)

Me and my camera

Happy family

Camminavo verso il Duomo in cerca di un taxi con l’aria trasognante e con in testa le immagini di una Milano più bella, più colorata.
Non ero mai stata ad una prima cinematografica ma aver iniziato proprio con l’ultimo film di Salvatores ha resto questa esperienza particolarmente indimenticabile. Sarà che non esco quasi mai soddisfatta da un cinema e che quando capita il contrario resta un segno, sarà che stringere certe mani emoziona, ma “Happy Family” merita davvero. Andate a vederlo se potete.

Apocalypse now

Per chi mi conosce sa che quello che sto per scrivere è più o meno l’equivalente dell’apocalisse: sono quasi le 11 del mattino e non ho ancora bevuto un caffè.
Cos’ho che non va?

Memories

- Che hai? – le chiese lui vedendola più triste del solito.
- No, niente. – rispose lei piuttosto seccata.
- Che hai?
- Niente!
- Dai, dimmi.
- La vogliamo smettere per favore?
- Guarda che si vede benissimo che hai qualcosa che non va. – disse lui pensando di aver vinto.
- Io ho sempre qualcosa non va, così è fin troppo facile.

(Mi è presa a scrivere pezzi di non so cosa. Sorridete e annuite, grazie.)

Memories

La stessa canzone era iniziata per la terza volta. In quel bar probabilmente erano fan sfegatati di Michael Jackson.
Lei continuò a giocare con le due cannucce che le avevano portato nell’enorme bicchiere pieno di spremuta d’arancia.
Faceva finta di non volere, di non pretendere. Faceva solo finta di ascoltare.
Non voleva farsi vedere mentre gli fissava le labbra. Era come ipnotizzata dal suono della sua voce.
L’ultimo sorso, stranamente più aspro degli altri, la riportò alla realtà, alle macchine che passavano sulla via, alle persone che cercavano un posto nei tavoli vicini. Passeggiarono per cinque minuti prima di tornare alla macchina. Per tutto il tempo lei si chiese se lui avesse capito la sua voglia di essere semplicemente baciata.

Me and my camera – Posillipo

Lo so che ultimamente lascio più immagini che parole, ma è come se le parole fossero tutte sbagliate. Poi passa.

Don’t quit your day job

Ordinarie mattine di lavoro.

Upside down

Vi sembrerà una cosa strana, lo so, ma se per caso indosso la fede al contrario (con l’incisione nel verso sbagliato) mi sento in disordine.