‘ Unconsciousness ’

Chase you down until you love me

Premetto subito che il titolo non c’entra niente col post. In realtà nemmeno questo post c’entra niente col blog.
Il fatto è che mi piaceva tanto quella frase e allora ho deciso di iniziare da lì anche se non avevo niente da dire a riguardo.
Che poi volendo sarebbe anche un argomento interessante: si potrebbero fare lunghe discussioni sulle ossessioni legate all’amore e al desiderio. Ci potremmo mettere dentro anche roba come le groupies, tanto per dirne una.
Ma non c’ho voglia. Al massimo domani ci faccio un post erotico oppure continuo a cantare “Paparazzi” di Lady Gaga continuando a farmi i fatti miei.
Lo so che state sperando che io scelga la seconda opzione, non provate a far finta di niente. Pensate forse che non vi veda?

You can go back to your normal life, do you?

E’ straordinario come ultimamente io riesca a fare tutto agli orari più strani: pranzare alle quattro del pomeriggio, bere caffè a mezzanotte, scrivere poche righe quando non ho niente da fare, produrne tante quando invece sono nel caos più totale, sistemare casa quando dovrei lavorare e lavorare quando dovrei preparare la cena.
Ah, ma da lunedì qui torno ad essere una persona normale. Ok, ok. Normale è una parola grossa, lo ammetto.
Diciamo che torno ad essere, vediamo un po’, più regolare?
Beh, sì, in effetti fa tanto pubblicità dell’Activia, avete ragione.
Allora tagliamo corto e proviamo soltanto a dire che torno. Da dove non si sa, ma è il pensiero che conta.

You got no idea

Diciamo che sono incasinata.
Anzi, no. Diciamo che sono incasinatissima.
Diciamo che alla fine di ogni pagina sto scrivendo “e morirono tutti all’istante, senza un perché”.
Giusto per farvi capire come sto.
Non si capisce niente? Mi spiego meglio.
Sto delirando. Credo che questo lo capirebbe anche muro.
Come? E’ un esempio che non regge?
Eppure il muro mi ha appena detto qualcosa che come al solito non ho capito. Scusate, vado a rifletterci su.

I linger in the doorway

Ancora cinque minuti.

Dizzy

Alla voce “stordito” del De Mauro non c’è ancora una mia foto. Eppure questa mattina mentre ero in macchina per portare mia figlia alla materna sono rimasta ferma ad un semaforo fuori uso che lampeggiava aspettando che diventasse verde. Son cose.

There’s no way to run

La valigia è pronta.
Io un po’ meno.

Non ho risposte.
Ho solo domande.

Un amico mi scrive che tutto passa.
Io rispondo che non esiste niente di scontato al mondo.

“Oi, ma ti va un caffè?”
Certe domande retoriche di prima mattina mi fanno sorridere.

E poi c’è Roma col suo ponentino.
Solo un attimo che arrivo.

Into hey, nonny, nonny!

C’era una casa tanto carina con il soffitto e la cucina.
Ci si poteva entrare dentro ma “non rovinate il pavimento”.
E si poteva far la pipì perché c’era un bel bagno lì.
Era bella, bella davvero, in via dei matti numero zero.

C’era una casa tanto piccina con tante luci e una cantina.
Ci si poteva dormire dentro e delirare a piacimento.
E si poteva mangiare i supplì e bere tanto mirto così.
Era bella, bella davvero, a Roma stava il suo imbarcadero.

C’era una casa tanto vicina ai cari amici della madrina.
Ci si poteva restar soli dentro per rifletter qualche momento.
E si poteva far l’amor lì senza correr come fo’ qui.
Ora è lontana, lontana davvero, ma la conservo in modo sincero.

Addendum: per gli affezionatissimi che lo vorranno posso buttare giù una breve “Guida ai deliri di Rossella”.
Provare per credere. No perditempo.

Without soul

Nella casa senz’anima non ci sono colori, non c’è passato e non c’è futuro.
Nella casa senz’anima non si riesce nemmeno ad immaginare, a sospirare, a pensare.
Quando guardi le sue pareti, i suoi soffitti o le sue finestre è come se il niente prendesse stranamente forma.
Nella casa senz’anima succede l’inconcepibile: non si cresce, non si migliora, non si peggiora, non si cambia mai.
La ricordo bene quella casa senz’anima. Una volta entrata ho sentito l’urgente e disperato bisogno della mia che, nonostante la sua banalità, sapeva invece di vita.

Addendum: non segnalo mai nulla ma stavolta invece vi dico di dare un’occhiata al blog di questo ragazzo che ho incontrato alla Fiera del Libro.
La presentazione del suo libro è stata molto interessante e divertente.
Ciao Luca, è stato un piacere.

Just an attempt

Quella sera lei non disse nulla di particolare o di memorabile.
Quella sera voleva disperatamente regalargli il mondo solo che il mondo non voleva partecipare al suo piano, si negava e rispondeva male.
E così vagò con l’aria delusa, con le mani vuote e con una lacrima pronta finché non si fermò davanti al suo sguardo.
“Non riesco proprio a regalarti quello che vorrei,” sospirò lei, “ma se vuoi posso darti i miei ricordi migliori, i miei respiri e quest’emozione che mi fa tremare nello starti accanto”.

Tanti auguri di buon compleanno amore mio.

And it’s all right

In questo momento sento tutto e niente.
Provo dolore e sorrido.
Il mio corpo urla mentre lentamente passo la mano sulla pelle per accarezzare i muscoli indolenziti.
E dentro, sì, proprio qui dentro, non saprei come dirvelo, c’è il caos più totale.
C’è il piacere che ancora mi stringe lo stomaco, c’è la tristezza che preme sulle mie tempie con due dita, come se volesse infilarmele nel cervello.
C’è la stanchezza e la voglia.
C’è la disillusione e la speranza.
Non ho idea di cosa siate voi ma io ora sono un dio e una nullità.
Posso distruggervi e farmi annientare, non importa.
E’ come se non esistessi affatto. Anzi, no. Forse è come se esistessi troppo.