Per la prima volta in vita mia mi sento sollevata per aver perso un amico. È brutto da dirsi ma mi sento fortunata nell’averlo perso. Mi sento fortunata perché la persona a cui volevo bene non esiste. Volevo bene a un fantasma. Non avrei mai voluto bene a chi sta dimostrando di essere in realtà. Non avrei mai potuto apprezzare questa persona, quella che si scorda dell’impegno che si mette nel far star bene l’altro e che preferisce passare il suo tempo nell’ipocrisia, godendo di una reputazione che crollerebbe in un istante se solo gli altri sapessero della cattiveria con cui li perseguita.
E allora brindo alla mia fortuna. Brindo al fatto che questa ipocrisia non faccia più parte della mia vita.
Per un attimo ho pensato di volermi in qualche modo vendicare di questo altro lui che mi ha tenuto nascosto per anni, ma poi mi sono ricordata che chi sceglie di vivere così ha già i suoi problemi e le sue grandi insoddisfazioni nella vita. Perché infierire?
E allora cara persona a cui volevo bene ti auguro di ricordarti un giorno delle parole, quei milioni di parole, quelle che ho usato senza mai risparmiarmi con la sola speranza che ti potessero aiutare in qualche modo. Spero che ti ricorderai dei sorrisi e dell’affetto e dell’esserci sempre stata per te.
Buona fortuna per tutto. Io la mia l’ho già trovata perdendo te.
(Questa panchina di marmo potrete trovarla all’ingresso del museo Peggy Guggenheim Collection di Venezia, luogo che vi consiglio davvero caldamente.)
- Però se ci pensi è strano. - Cosa?
- Dopo tutti questi anni ogni volta, indipendentemente da tutto quello che succede, è come se non avessimo mai smesso di sentirci. - E’ vero, è così, ma non trovo che sia poi tanto strano.
- Ah, no? - Lo trovo straordinariamente normale.
- Sicura che esista qualcosa di “straordinariamente normale”? - No, ma perché porsi dei limiti?
- Hai ragione.
volevo ringraziarti per il sostegno, quello che riesci a trasmettermi quando siamo vicini, lo stesso che mi fai sentire attraverso le tue parole quando siamo lontani. Volevo ringraziarti perché non hai mai smesso di avere fiducia in me e per avermi permesso di guardarmi anche solo per un attimo con i tuoi occhi. Io da qui dentro faccio fatica a osservarmi, sai?
E ti ringrazio per avermi ricordato di sorridere. Hai ragione quando dici che sorridere migliora la vita.
Quindi continuiamo a migliorarci a vicenda perché credo che non esistano molti altri scopi importanti come questo.
Stai cercando di aprire la porta di casa di corsa perché senti il telefono squillare senza sosta sul tavolino del tuo salone. Tra le mani hai la spesa, la borsa, il portatile, la posta e i documenti da sistemare per domani mattina. Mentre provi a non far cadere nulla tua figlia ti chiede perché tu abbia ancora la chiave della macchina tra i denti. Non te ne eri nemmeno accorta. Il telefono smette e tu per un attimo prendi fiato. Ormai è andata. Provi a centrare la serratura ma la spesa ti sbilancia. Il telefono riprende a squillare. “Chi sarà? E se fosse successo qualcosa?” Finalmente dai l’ultima mandata, spalanchi la porta ed entri lanciando tutto sul divano. Afferri il cordless al volo e schiacci il tasto con la piccola cornetta verde.
- Pronto?
- Salve, sono un agente immobiliare. Volevo sapere se nella sua via stanno vendendo qualche appartamento.
Tu non rispondi, guardi il cordless un po’ perplessa ma non chiudi la conversazione. Lo posi di nuovo sul tavolino e vai in cucina a farti un caffè. Quel “Signora? Signora mi sente? Ci sono o no case in vendita? Signoraaaaa!” ripetuto quasi urlando più di una volta ti sta facendo stranamente sorridere.
Quando senti la conversazione cadere inizi a chiederti se un “mavvaffanc**o!” sarebbe stato più efficace.
Il problema è che sai già la risposta: l’agente immobiliare richiamerà. Oh, se richiamerà.
- Amore, e se mi facessi bionda? – ho detto ieri a mio marito scherzando.
- Va bene, basta che tu sia coerente. - In che senso?
- Nel senso che ti devi fare bionda pure sotto, altrimenti poi stona. - …
DLIN DLON! (Che poi, in realtà, il campanello di casa mia produce un fastidiosissimo “PEEE!”. Devo farlo cambiare.) - Bussano a quest’ora del mattino. Chi sarà mai? Andiamo a vedere! (cit.)
La porta di casa si apre accompagnata dalla mie mani.
- Salve. - Ci conosciamo?
- Può darsi. - In effetti lei ha un viso familiare.
- Sono qui per un soggiorno di tre giorni per tutta la sua famig’… - No, guardi, mi spiace. Non compro nulla.
- Ma lei non deve comprare niente! - Ah, no?
- No, sono io che ho vinto un soggiorno da voi per tre giorni! - Come scusi?
- Se mi lascia entrare… - Ma, io…
- Su, non faccia quella faccia. Non l’avevano avvisata del concorso? - Direi di no.
- Ora chiamiamo il CMI e sistemiamo tutto. - Il CMI?
- Il Centro Malattie Indesiderate. - Non ci sto capendo nulla.
- Un, ma che sbadata. Sarebbe bastato che io mi presentassi.
Allunga una mano che io non stringo. Ha qualcosa di strano.
- Sono la sig.ra Influenza. Ho vinto un soggiorno di tre giorni in questa casa. Sarei dovuta arrivare la scorsa settimana ma ho avuto da fare. Se per lei va bene io andrei a sistemarmi nella mia camera. - …
- Ciao, sono Rossella.
- (Coretto) Ciao Rossella! - Sono mille milioni di minuti che non mi faccio il sangue amaro per lavoro o per la vita in generale.
- Hai intenzione di continuare col programma? - Certo.
- Brava. Noi degli “Stressati Anonimi” siamo molto fieri di te. - Date un premio?
- No, niente. - Pazienza. Posso avere un caffè? - Quello sempre. E’ gratis per tutti i soci.
- Ora sì che si ragiona.
- Rossella, ci sei? - Sì, dimmi.
- Ora chiedimelo. - Cosa?
- Se sono felice. - Sei felice?
- Tanto da pensare che sia troppo. - Era ora, non trovi?
- Era ora, avevi ragione. Chissà che succederà. - Vedrai che andrà tutto bene finché sarai un po’ egoista. Solo un po’.
- Perché? - Perché è splendido far star bene chi si ama, ma non scordarti, te ne prego, che devi star bene anche tu, altrimenti tutto si rompe.
- Non voglio rompere nulla. - Lo so. Proprio per questo non devi scordare quello che vuoi.
- Dici che tendo a dimenticarmene? - Ogni tanto.
- Stavolta starò più attento. Ora devo andare. - In bocca al lupo.
- Crepi. Ti bacio. - Anche io.
Ma te la ricordi la nostra prima chiaccherata? E la prima mail? Quella in cui mi dicevi che ti piacevano le mie parole. La leggevo incredula perché le tue a me erano sempre sembrate perfette. Io ricordo il primo saluto e i baci sulla guance. Ricordo che mi trascinasti a conoscere i tuoi amici, quelli di una vita.
E ti ricordi le cavolate dette fino all’alba? Non si dorme mai quando ci si vede. E poi c’è sempre così tanto vino e tante risate e tanti abbracci.
A me piace, ecco. A me piace l’insieme, piace il singolo momento, piace quella sensazione di continuità anche se dall’ultima volta è passato più o meno un secolo. E poi cambiamo, ogni volta c’è qualcosa di nuovo da scoprire. Cambiano le nostre vite, le nostre riflessioni, le nostre esperienze.
La sai una cosa? La dico piano, ma nemmeno troppo, perché è vera e del resto chi se ne frega: siamo sempre più belli, tutti quanti, diciamocelo.
Addendum: tre giorni di vino hanno portato me e Rick ad organizzare un giro losco di interviste doppie. Questa spero sia la prima di una lunga serie. In scena il signor Loma e il signor Trentamarlboro.
Il mio primo romanzo, "Ti voglio vivere", é uscito il 15 giugno in tutte le librerie.
Di cosa parla? E io mica ve lo posso dire, ma potete andare a sbirciare sul sito Molto sedotta e sempre abbandonata.
- menstyle, tentativi di (mini)racconti erotici
- il Post sotto l'Albero del 2009 letto su Radio Popolare (cliccate per scaricare il podcast)
- la settimana da ospite su Grazia: 1, 2 e 3
- i miei cari lettori che mi seguono da anni e che tengono sempre le dita incrociate per me quando glielo chiedo;
- Giovy per essersi occupato spesso di questo posto e per avermi aiutato con il dominio e quant'altro e per essere un amico di quelli che restano sempre;
- Andrea per la migrazione dal vecchio blog e per tutto quello che fa per me ogni volta che parliamo un po';
- mio marito per essere esattamente così com'è. Lo ringrazio per tutto l'amore che mi dimostra ogni giorno. Questo posto è stato prima un'occasione per la nostra relazione e poi un qualcosa da condividere insieme. Qui ci sono io, c'è lui e c'è nostra figlia. E' un pezzo del nostro mondo.
La storia del blog
In breve: questo blog è nato l'11 settembre del 2004 in un momento in cui avrei voluto cambiare tutto nella mia vita. Scrivevo i miei pensieri uno dietro l'altro, divisi solo da tre puntini di sospensione. Allora come adesso non vuole essere un costante esercizio di stile. E' il mio modo di fare autoanalisi, un mio modo di ascoltarmi. Spesso è folle, ancora più spesso è indecifrabile. Ci sono deliri, sfoghi e quella parte di me che prova a restare ottimista, leggera e allegra. Qui non ci sono verità di vita, argomenti di attualità o articoli di moda, ma ci sono i miei ricordi, le mie riflessioni, i miei amori e le mie litigate. Ho sempre scritto le cose così come mi passavano per la testa, belle o brutte che fossero, poiché continuo a pensare che sia inutile provare ad analizzarsi quando non si è sinceri con se stessi. Dal 2004 a oggi il blog è cresciuto con me, è cambiato con me e prova a migliorare insieme a me. E' qui per ricordarmi che ho cambiato tutto e che sono in grado di farlo.
Regole della casa
La regola è essenzialmente una e si basa sul semplice e meraviglioso concetto del "vivi e lascia vivere" quindi non ve la prendete se il vostro commento verrà moderato.