‘ When I talk with ’

Blonde

- Amore, e se mi facessi bionda? – ho detto ieri a mio marito scherzando.
- Va bene, basta che tu sia coerente.
- In che senso?
- Nel senso che ti devi fare bionda pure sotto, altrimenti poi stona.
- …

No mimosa, no party

- Auguri!
- Per cosa?
- Per la festa della donna.
- No, grazie.

Lo so. Lo so. Ma è più forte di me.

You’re not welcome

DLIN DLON! (Che poi, in realtà, il campanello di casa mia produce un fastidiosissimo “PEEE!”. Devo farlo cambiare.)
- Bussano a quest’ora del mattino. Chi sarà mai? Andiamo a vedere! (cit.)
La porta di casa si apre accompagnata dalla mie mani.
- Salve.
- Ci conosciamo?
- Può darsi.
- In effetti lei ha un viso familiare.
- Sono qui per un soggiorno di tre giorni per tutta la sua famig’…
- No, guardi, mi spiace. Non compro nulla.
- Ma lei non deve comprare niente!
- Ah, no?
- No, sono io che ho vinto un soggiorno da voi per tre giorni!
- Come scusi?
- Se mi lascia entrare…
- Ma, io…
- Su, non faccia quella faccia. Non l’avevano avvisata del concorso?
- Direi di no.
- Ora chiamiamo il CMI e sistemiamo tutto.
- Il CMI?
- Il Centro Malattie Indesiderate.
- Non ci sto capendo nulla.
- Un, ma che sbadata. Sarebbe bastato che io mi presentassi.
Allunga una mano che io non stringo. Ha qualcosa di strano.
- Sono la sig.ra Influenza. Ho vinto un soggiorno di tre giorni in questa casa. Sarei dovuta arrivare la scorsa settimana ma ho avuto da fare. Se per lei va bene io andrei a sistemarmi nella mia camera.
- …

Don’t stress out

- Ciao, sono Rossella.
- (Coretto) Ciao Rossella!
- Sono mille milioni di minuti che non mi faccio il sangue amaro per lavoro o per la vita in generale.
- Hai intenzione di continuare col programma?
- Certo.
- Brava. Noi degli “Stressati Anonimi” siamo molto fieri di te.
- Date un premio?
- No, niente.
- Pazienza. Posso avere un caffè?
- Quello sempre. E’ gratis per tutti i soci.
- Ora sì che si ragiona.

Be selfish, just every now and then

- Rossella, ci sei?
- Sì, dimmi.
- Ora chiedimelo.
- Cosa?
- Se sono felice.
- Sei felice?
- Tanto da pensare che sia troppo.
- Era ora, non trovi?
- Era ora, avevi ragione. Chissà che succederà.
- Vedrai che andrà tutto bene finché sarai un po’ egoista. Solo un po’.
- Perché?
- Perché è splendido far star bene chi si ama, ma non scordarti, te ne prego, che devi star bene anche tu, altrimenti tutto si rompe.
- Non voglio rompere nulla.
- Lo so. Proprio per questo non devi scordare quello che vuoi.
- Dici che tendo a dimenticarmene?
- Ogni tanto.
- Stavolta starò più attento. Ora devo andare.
- In bocca al lupo.
- Crepi. Ti bacio.
- Anche io.

Ma te la ricordi la nostra prima chiaccherata? E la prima mail? Quella in cui mi dicevi che ti piacevano le mie parole. La leggevo incredula perché le tue a me erano sempre sembrate perfette. Io ricordo il primo saluto e i baci sulla guance. Ricordo che mi trascinasti a conoscere i tuoi amici, quelli di una vita.
E ti ricordi le cavolate dette fino all’alba? Non si dorme mai quando ci si vede. E poi c’è sempre così tanto vino e tante risate e tanti abbracci.
A me piace, ecco. A me piace l’insieme, piace il singolo momento, piace quella sensazione di continuità anche se dall’ultima volta è passato più o meno un secolo. E poi cambiamo, ogni volta c’è qualcosa di nuovo da scoprire. Cambiano le nostre vite, le nostre riflessioni, le nostre esperienze.
La sai una cosa? La dico piano, ma nemmeno troppo, perché è vera e del resto chi se ne frega: siamo sempre più belli, tutti quanti, diciamocelo.

Addendum: tre giorni di vino hanno portato me e Rick ad organizzare un giro losco di interviste doppie. Questa spero sia la prima di una lunga serie. In scena il signor Loma e il signor Trentamarlboro.

It’s worth it

Sono giorni che ho in mente una frase che mi ha detto una cara amica. Mi torna in mente non appena apro gli occhi al risveglio.
Visto che mi accompagna da un po’ ho pensato di lasciarla qui. Magari ha un senso più grande. Magari no. Magari può portare a riflettere.
Insomma, io ve la lascio. In fondo è davvero una bella frase.

“Bisogna creare valore al di là delle brutte situazioni.”

Wish me luck

L’anno scorso, più o meno in questi giorni, vi chiedevo di farmi un in bocca al lupo.
Oggi per motivi completamente diversi ve lo chiedo ancora.
Sfruttiamo la fortuna di questo posto.

Good news

R: oh, io voglio diventare zia!
L: guarda, lasciamo stare, che sono giorni che sento che mi stanno per venire.
R: mmm…
L: cosa?
R: quando aspettavo Rebecca ho avuto quella sensazione per tutto il primo mese.
L: ah!
R: eh!

Due giorni dopo squilla il mio cellulare. Ero con mio marito e mia figlia in un negozio di vestiti per bambini.

L: avrai capito perché ti sto chiamando, vero?
R: no no, ora me lo dici. Lo voglio sentire.
L: sono incinta!

E sentirlo mi ha fatto venire le lacrime.
In più mia figlia non capendo la mia commozione mi ha chiesto perché e così le ho spiegato che zia Licia aveva un bimbo nella pancia che stava crescendo piano piano piano come aveva fatto lei con me a suo tempo.
Ha iniziato a zompettare per il negozio tutta felice e la cosa mi ha commosso ancora di più.
Sono già passati due mesi dal momento descritto qui sopra e ogni volta che ci penso non vedo l’ora che questo bimbo arrivi per allargare la nostra famiglia.
Sì, la nostra famiglia, perché in una famiglia non ci sono solo i legami di sangue ma anche gli amici più cari, quelli che si scelgono per la vita.

P.S: Giuliano? Improvvisamente mi sembra ieri che si festeggiavano i tuoi sedici anni nel giardino di casa tua. Com’è possibile che tu ora stia diventando padre?

As time goes by

E’ venerdì mattina e riesco solo a pensare a domani sera.
E ora come cavolo le occupo tutte ste ore?