Un navigante continua a passare davanti alla mia caletta…non so perché…davvero…non me lo so spiegare…qualcosa lo porta a fermarsi…ma la sua presenza mi lascia a riflettere su uno scoglio…perché lui scrive…e scrive come io non potrei nemmeno osare…
Io non sono un giocoliere come lui…non so dosare le parole così come lui riesce a fare…
Vede la mia spiaggia in lontananza…segue la corrente…attracca…scende con addosso la salsedine e si ferma a leggere…qui… indugia sulle parole che lascio…
E tutto ciò ha dell’incredibile…le sue immagini sono forti…incisive…poche parole…ma l’idea è chiara…mentre io non trovo l’orientamento nemmeno sulla mia stessa sabbia…sono piccola…i miei sfoghi si perdono in un mondo che forse non esiste…ma che al suo passaggio si trasforma in una caletta nascosta tra alte scogliere…e questo mi conforta…
Qualcuno prima o poi tirerà una sola fibra della mia tela…del mio essere…
Perché parlare di cose risapute è facile…ma farsi toccare nel punto più remoto della ragione è difficile…c’è chi passa…chi solo butta uno sguardo…e c’è chi invece come lui afferra tra le righe il senso del mio scrivere…che sia questo lo scopo del gioco? Che sia questa la mia fuga da un mondo che non voglio sia troppo reale? Non lo so…non lo capisco…so solo che questo navigante mi spinge in mare quando nemmeno ho la voglia di bagnarmi i piedi…mi parla…mi scrive…mi ascolta…
“Io sono io…e questo basta e avanza…”
Aspetto con impazienza il giorno in cui le stesse parole diventeranno vere anche per me…