Una settimana a casa.
Una settimana praticamente a letto.
Una settimana in cui è cambiato il tempo, in cui è cambiata persino l’ora, in cui credo di essere cambiata anche io per chissà quale oscuro motivo.
Questa settimana mi ha regalato una simpatica apatia, una di quelle che ti portano a pensare e a rimuginare e a riflettere decisamente troppo, una di quelle in cui il vaffanculo è la soluzione più pratica e più indolore.
Sono in una fase della mia vita in cui non voglio pensieri, in cui odio lo spreco di parole, in cui chiunque riesce a starmi sui coglioni non appena mostra un po’ di mancanza di palle e di coerenza.
Il riassunto, visto che mi obbligo a stringere, è che mi sento in astinenza.
Il problema è che non so da cosa.
Credo che sia arrivato il momento di curarmi con tutto quello che mi fa sentire bene, con tutto quello che amo, con tutto quello che mi fa sentire più viva che mai.
Ho intenzione di volermi ancora più bene perché in fondo non sono affatto male.

Nota per me: ventisei giorni al matrimonio. Ventotto giorni al viaggio di nozze. Ce la farò a resistere senza impazzire in ufficio?