Come ogni anno il Sir raccoglie dei post da mettere sotto l’albero creando un temutissimo file chiamato PslA.
Se non fosse che poi ti riempie di mail per ricordarti di consegnare anche quando hai consegnato più o meno a Pasqua sarebbe anche un’esperienza piacevole.
Scherzo.
E’ un’esperienza piacevole. Indiscutibilmente piacevole. Punto.
Vi lascio il post che gli ho mandato quest’anno ringraziandolo per l’avventura e per tutto il resto.
Spero che vi piaccia.

Maschile, singolare.

Natale: giorno della nascita e anniversario di tale giorno.
Maschile, singolare.

Balle.

Il Natale è un viaggio nel tempo, ma senza i fantasmi di Dickens.
E’ un pesante libro dalle grandi pagine piene di ricordi che compaiono come fotografie tra righe che per altri non avrebbero senso.
La cera rossa che si attacca sulla tovaglia e che provi a grattar via peggiorando drasticamente la situazione.
La casa delle bambole, quella che sembrava più alta di te.
La centrifuga del Piccolo Chimico che si regge in piedi per miracolo.
L’odore insopportabile del pesce nel forno che combatti chiudendoti in camera e infilando il naso tra le coperte del tuo letto singolo. Chissà che fine ha fatto il tuo letto singolo.
La prima delusione per quel giocattolo che Babbo Natale ha lasciato per sbaglio ad un altro bambino. Bastardo.
L’annuale litigata per non andare a letto presto, almeno la sera della Vigilia.
Un posto vuoto, proprio quello.
Il silenzio e l’imbarazzo di parenti che ormai non si parlano più.
Una fila di monete da cinquanta lire pronte per giocare a sette e mezzo o a bestia, di cui non ricordi nemmeno le regole.
La scatola con tutte le lettere che hai scritto negli anni a quel signore vestito di rosso con la barba bianca che tuo padre ha conservato per te.
Gli auguri per telefono a persone che pensano che tu sia alto poco più di un metro e che stia fancora frequentando le elementari nonostante i tuoi trent’anni portati piuttosto male.
Una cena a lume di candela con le parole di Silent Night che ti escono dalle labbra mentre apparecchi.
Lo sguardo dei tuoi figli davanti all’albero acceso.
Un ricordo dietro l’altro, pagina dopo pagina, fino a questo Natale.
E così arrivi alle pagine vuote, quelle devono ancora essere scritte. Ti fermi con la tua vita in mano e provi la stessa malinconia che ogni anno si siede con te a quella tavola imbandita. E’ in quel momento che non puoi fare a meno di chiederti se per il prossimo Natale sarai finalmente la persona che vorresti essere.

Natale: giorno della resa dei conti.
Maschile, singolare.