La vita moderna a volte fa ridere.
Invio documenti ad una stampante dall’altra parte dell’ufficio che tanto si incepperà, scrivo un post su quello che mi vaga tra i neuroni e ordino la colazione tramite il vivavoce del telefono posto sulla mia scrivania senza nemmeno interrompere la digitazione di queste parole.
Mando mail a cui rispondono con un sms a cui a mia volta rispondo con un’altra mail a cui probabilmente risponderanno ancora con un piccione viaggiatore.
Ma quanti canali esistono attualmente per comunicare con la stessa persona? Cinque? Dieci? Cento?
L’agenda del mio smartphone mi ricorda gli appuntamenti importanti e le cose più sceme tipo “l’hai ritirata quella cosa in tintoria?”. No, cavolo. Non l’ho ritirata!
In questo preciso istante ho intorno a me almeno quattro oggetti diversi in grado di squillare per rompermi l’anima. Il bello è che a volte squillano tutti e quattro insieme, ma come si permettono?
Stamattina guidavo col mio auricolare bluetooth minuscolo che nel traffico mi fa sembrare un’esaltata che parla con i tergicristalli.
Ma che c’avrà mai da dirgli ai tergicristalli quella lì?
Compaiono numeri a fianco della scritta Gmail e mi ricordo di respirare che tanto c’è tempo per tutto, anche per il telefono che sta squillando.
E ora scusatemi, faccio colazione. Cappuccino e brioche. Roba che non necessita di segnali UMTS e connessioni wi-fi. Ogni tanto ci vuole, no?

Addendum: segnalo l’interessante post di mio marito. Una bellissima analisi sui comportamenti e sugli atteggiamenti che non condivido nei barcamp. La parte brutta della rete.