L’atmosfera di un vagone della metro può decidere l’umore di un’intera giornata, specie se non si è schiacchiati come delle sardine in scatola.
Stamattina si stava comodi, nessun gomito nel fianco, nessuna spinta, nessun odore particolare.
Nonostante le cuffie dell’iPod (che continua a leggermi nel pensiero, è incredibile) sentivo un fortissimo stridio ogni volta che la metro ripartiva. La cosa faceva venire delle facce assurde a tutti i passeggeri, me compresa.
E così io e la ragazza seduta davanti a me ci siamo messe a ridere per le nostre buffe espressioni.
Una risata spontanea, complice, nonostante fossimo delle sconosciute che non si vedranno mai più.
Una volta arrivata in Duomo, dove scendono praticamente tutti, mi sono spostata verso la porta più vicina visto che la fermata dopo sarebbe stata la mia.
A fianco a me un’altra ragazza totalmente rapita dal libro che stava leggendo.
Testa bassa, espressione tipica di chi vuole scoprire cosa succederà dopo. Per poco non si è scordata di scendere.
Ho guardato per un attimo il libro e ho visto che si trattava della prima trilogia di una delle amiche più care che ho.
Ho sorriso, cantando a bassa voce, fino in ufficio.
E’ quasi strano pensare che basti l’atmostera di un vagone per capire che sarà una bella giornata.

Addendum: ringrazio ancora (sì, lo so, sono ripetitiva) Gianluca e Ilaria per la loro splendida ospitalità e per la cena indiana.
Ringrazio Claudio per il passaggio e per la piacevole conversazione.
E poi ieri sera, oltre a riscoprire perché di solito non guardo certe trasmissioni in tv, ho potuto constatare di avere in comune almeno due cose con Bordone: il dyson e il pianoforte. E son cose.