Cinque giorni sono pochi eppure sanno darti talmente tanto da poterli paragonare ad un’era geologica.
Tipo quando apri il cancello del garage del palazzo in cui vivevi a Roma e ti ricordi di quando tornavi a casa alle cinque del mattino prima che la sveglia di tuo padre suonasse.
Come quando ritrovi tutti gli amici allo stesso tavolo nello stesso posto in cui avete festeggiato così tante volte che ormai avete perso il conto: compleanni, fidanzamenti, lauree e chi più ne ha più ne metta.
E poi ti ritrovi seduta per terra in un ristorante giapponese davanti ad un viso che non scorderai mai, con quegli occhi chiari che portano con loro tutti gli anni di un’amicizia che sembra eterna nonostante tutto.
Roma mi mette malinconia.
Roma mi mette la classica malinconia del tempo che fu, delle cose che c’erano e degli abbracci che mancano.
Non è una malinconia di quelle che annichiliscono lo spirito. E’ una malinconia da distacco perché un po’ speri sempre che tutto si fermi solo per te in modo che tu lo possa far ripartire quando tornerai a riviverlo.
E invece la città cambia e con lei si trasforma la vita di chi mi ami, sempre in movimento, sempre senza un attimo di sosta.
E’ un ritmo frenetico che ti entra dentro e che ti fa scontrare con la lontananza a cui cerchi spesso di non pensare.
Ma Roma è caos. Roma è casa. Roma è amore e odio e sarà sempre così che tu lo voglia o meno.