A volte le tue mattine iniziano con un ottimismo spropositato.
Stai bene. Tutto va bene. Ti senti felice.
Ma poi…poi arrivano due mani a tenerti il cuore e tu speri che siano lì per accudirlo.
Per un attimo ci credi. Ti senti fortunata. Sono lì proprio per te.
Ma ecco che la presa cambia in un attimo e che in men che non si dica te lo senti strappare via. Un colpo secco. Senza preavviso. Senza una parola. A sangue freddo.
Visto? Non ci voleva niente.
Rimani ferma, immobile, a guardare il tuo cuore che si allontana da te.
E vuoi urlare e disperarti e piangere tutte le lacrime che hai, ma non puoi farlo.
Non puoi farlo perché sei in ufficio. Non puoi farlo perché dopo l’ufficio ci sarà la metro e poi il treno e poi la strada. Non puoi farlo perché non si fa.
Non puoi disperarti seduta alla tua scrivania.
Devi solo sperare che le poche lacrime che stanno scendendo comunque non si notino e che il tuo tirar su con il naso venga scambiato per un raffreddore.
Sei come in gabbia. Non hai scampo.
Ti senti morire dentro ma non puoi lasciarti andare, non puoi crollare lentamente come vorresti fare, non puoi.
Aspetti che sia sera e finalmente ti lasci andare al sonno, alla stanchezza di tutto il dolore che hai provato e ti addormenti per trovare un po’ di sollievo.
Ma la mattina dopo il tuo cuore non è tornato. Lo cerchi ma al suo posto c’è soltanto il vuoto.
Ti chiedi come farai a mettere su la maschera che dovrai indossare in ufficio, in strada e in mezzo alla gente, perché dovrai ancora una volta trattenere tutte le lascrime che senti negli occhi, in gola e nello stomaco, ma non hai la minima idea di come riuscirci.